CORPUS DOMINI

Quella di oggi è una celebrazione che ci ricorda il giovedì santo, il momento della istituzione dell’eucarestia. Si tratta di una occasione che la liturgia ci offre per non dimenticare le ultime parole di quella cena “fate questo in memoria di me”. Occorre attenzione e concentrazione, per accogliere il “mistero della fede”, e per non abbandonarsi ad abitudini che ci sottraggono dalla riflessione e dalla preghiera che viene richiesta da questo sacramento. Nella prima lettura siamo richiamati a ricordarci del proprio cammino, della propria storia e con essa anche le prove, le difficoltà; ciò per affinare la nostra riflessione e concludere che la vita non ha un senso compiuto se in essa non si riconosce l’azione di Dio. Dio interviene per salvare l’umanità, lo fa cercando di soddisfare la fame vera dell’uomo che non è solo quella biologica e che nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni è ben affermata dopo la distribuzione dei pani e dei pesci. Gesù invita a superare quel tipo di fame indicando il nutrimento essenziale: “datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”. Le parole di Gesù in merito al suo farsi cibo sono chiare: coloro che non partecipano della sia carne e del suo sangue, sono fuori dai benefici della salvezza. Senza l’unione o meglio la comunione con il corpo e sangue di Cristo l’uomo diviene inospitale e inabitabile da parte di Dio. Se ci pensiamo bene, il rapporto con l’eucarestia ci travolge, riguarda non un semplice contatto ma una unione intima che raggiunge le profondità del nostro essere. In quale direzione cammina la nostra esistenza se il nostro corpo è debilitato spiritualmente? Con convinzione accogliamo l’eucarestia dicendo: “Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. Ascoltare e mettere in pratica la parola e cibarsi dell’eucarestia ci conforma a Cristo, ci rende partecipi della sua chiesa e ci chiama a sperimentare responsabilmente il valore e la ricchezza dell’appartenenza all’interno e all’esterno della comunità. Il partecipare l’eucarestia ci rende capaci di vivere per Gesù e non per noi stessi, il che ci aiuta a non vivere una vita egoista e nella solitudine, ma all’insegna della beatitudine, nello sperimentare l’eternità già qui adesso in questa vita terrena, in attesa dell’ultimo giorno. Accogliere l’eucarestia produce quell’effetto, frutto della grazia sacramentale, che ci fa dire con San Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). L’eucarestia è dono perfetto dell’amore di Dio in quanto ci viene donato il corpo di Cristo. Cerchiamo di superare il solo simbolismo e di accogliere la presenza di Cristo nella sua carne e nel suo sangue.
Don Giuliano
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