Commento alle Letture della Domenica

V DOMENICA DI PASQUA

Il discorso contenuto nel Vangelo di oggi fa parte dei discorsi d’addio da parte di Gesù. In modo semplice, anzi intimo, Gesù si rivolge ai discepoli chiamandoli “figlioli” espressione di quell’amore “fino alla fine” che costituisce lo stile, il timbro, della sua donazione totale. In questi messaggi, Gesù prepara la sua assenza nei confronti di quel piccolo gruppuscolo di persone che rappresenta ed è la Chiesa compresa questa del nostro tempo. In questo modo entra in gioco la dinamica della fede, quel modo che ci lega al Signore senza tentennamenti, consapevoli che i discepoli di allora e quelli di oggi hanno ricevuto precise parole: “amatevi gli uni, gli altri come io ho amato voi”. Il Signore non ama i suoi discepoli nel momento difficile dell’addio, li ha amati da sempre; adesso quell’amore va replicato, interiorizzato, vissuto. Gesù ha amato anche Giuda che però esce da quel luogo e se ne esce senza avere ascoltato quelle parole, senza aver compreso fino a quel momento di essere amato. Quel comandamento esisteva già da oltre un migliaio di anni, ma adesso diventa nuovo in quanto viene aggiunto quel “come io…” Adesso per l’umanità non c’è solo da mettere in pratica un ordine del Signore, ma si aggiunge il modo, espressamente testimoniato da Gesù.  L’amore di Gesù è una novità. Nessuno ha mai amato come Lui. Ce lo ricorda lo stesso evangelista Giovanni nella sua prima lettera al cap. 4: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo”. Riflettiamo sulla domanda, ma si può comandare di amare? Quando ascoltiamo questo comandamento ci accorgiamo che già stiamo amando. Ma come? Amiamo a modo nostro, tiriamo fuori atteggiamenti molto belli, siamo perdutamente innamorati di situazioni, cose e persone, ma raramente ci inseriamo nello stile di Gesù. Purtroppo tanti legami e affetti si rompono perché sono le difficoltà, le croci a farci cadere; spesso la nostra vita si conclude il venerdì santo. Ci sono tante difficoltà nella vita e non tutte sono superabili. Credo accada così perché non viviamo fino in fondo la visibilità dell’amore verso il Signore, e le persone con le quali viviamo non riescono a vedere in noi i discepoli del Signore…cadiamo nell’ombra…cadiamo nell’anonimato. Ragione per cui, come comunità cristiana, abbiamo bisogno di essere “affidati alla grazia di Dio” (prima lettura) per affrontare le tribolazioni che sono prove per tutti, in particolare riguardo la fede. Per questo motivo la seconda lettura ci orienta verso la visione della tenda, dell’abitazione eterna dove lacrime e dolori verranno asciugate ed estinti.

Don Giuliano

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