XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XIII DOMENICA T. ORDINARIO. Oggi certe frasi di Gesù ci mettono molto in crisi. Il Vangelo comporta affermazioni forti, radicali, addirittura provocatorie. Si parla di amare, sia quantitativamente, sia qualitativamente; siamo avvisati che amare gli altri, non persone qualsiasi, ma addirittura i propri genitori, più che amare Dio ci può escludere dall’essere degni di Dio. È proprio così? Non si tratta di una competizione che assegna le medaglie, si tratta di decifrare ed entrare dentro la misura dell’amore di Dio. Non è un male amare i propri genitori o i propri figli, al contrario, lo dobbiamo fare ma senza escludere Dio; quando certi affetti diventano assoluti si può verificare la possibilità di perdere il contatto proprio con l’Assoluto. Genitori e figli devono uscirne insieme di fronte a quel distanziamento che è venuto a crearsi nei confronti di Dio nella ricerca di una libertà e di una autonomia che non libera, ma accentua maggiormente le distanze. Quel “di più” ci mette in crisi; possibile che Gesù ci chieda qualcosa che non possiamo capire o ritenerlo irricevibile o incomprensibile? Gesù va avanti nel suo discorso, ci fa intravedere la via d’uscita. Egli ci insegna che il di più coincide con l’accogliere la croce; quel peso e quella sofferenza mostrano il di più che Gesù ha donato per salvarci. La croce non è ricerca della sofferenza, ma lo sforzo quotidiano che siamo chiamati a fare per superare i nostri egoismi e le nostre pigrizie per vivere bene i nostri affetti e le nostre relazioni che altrimenti praticheremo, sbagliando, in modo possessivo. Nell’amore verso Dio c’è anche l’amore per l’altro, sia questi un familiare o un amico o comunque il nostro prossimo, non ci viene tolto niente se doniamo mentre perdiamo tutto se vogliamo trattenere. In ogni direzione dell’amore dobbiamo includere tutti, Dio e il prossimo, e non escludere nessuno dei due. Doniamo il nostro tempo, le nostre gioie e le nostre sofferenze tenendo conto che si tratta di una restituzione di quanto già ricevuto. Egli ci chiede di amarlo di più per poter amare in modo migliore gli altri, in un modo vero, senza inganni, senza strategie. Anche se ai nostri occhi certi conti non tornano, Egli, il Signore esponendosi e morendo sulla croce accoglie le nostre domande e risponde con il dono di sé per farci entrare dentro il mistero della fede. L’amore verso Dio fa parte di un atto di fede come quell’amore semplice e bello fra una madre e un figlio; è un atto di fede che dice la fiducia dell’uno e dell’altro in quanto reciprocamente bisognosi. In questo rapporto, in queste relazioni chi ha il dono di vedere un amore ancora più grande è davvero toccato e raggiunto da Dio; si tratta di una grande consolazione che fuga dubbi e incertezze e si abbandona nel suo abbraccio. Il Signore ci ha insegnato che è nel perdere che si acquista, è nel dare che si riceve. Accoglierci gli uni gli altri nel nome del Signore significa accogliere Lui stesso, ma come dico, va fatto nel nome del Signore, mai perdere questa condizione.
Don Giuliano