COMMENTO ALLE LETTURE E VANGELO DELLE FESTIVITA’

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il brano di oggi potrebbe farci dubitare sul modo di giudicare da parte di Gesù. Nell’episodio precedente, Gesù aveva rivolto parole dure a Pietro, uno che aveva scelto, uno dei dodici, definendolo uomo di poca fede. Mentre nell’episodio odierno, la donna Cananea, fuori dalla cerchia del popolo eletto, viene giudicata grande nella fede. E chi è mai questa donna? Una donna che ci aiuta ad approfondire il significato della fede in Dio, che matura all’interno del proprio cuore, dove l’affetto per la figlia “tormentata da un demonio” la espone ad una azione che giunge all’impertinenza verso Gesù e i suoi discepoli. Ella non si tira indietro neppure alle parole decise di Gesù riguardo al portare la salvezza al solo popolo d’Israele. Ella continua ad insistere perché la sua richiesta è pura, oltrepassa quel confine sociale e religioso che va oltre il muro del ragionamento fine a sé stesso e diventa sincero nella stessa frase che poco prima aveva pronunciato Pietro: “Signore, aiutami”. Pensare al comportamento deciso della donna ci vengono in mente le parole che invitano a pregare con insistenza e perseveranza (nel Vangelo di Luca capp. 11 e 18) dove l’insistenza equivale a considerare la misericordia di Dio sempre attiva ed efficace anche quando per noi certe richieste non si avverano, ma siamo certi che le nostre richieste giungono a Lui, che ci conosce e ci comprende nel suo disegno di salvezza. Il Signore allora riconosce che quella è fede in Lui, anche se questa è una donna straniera, è la fede di una madre la cui preoccupazione è quella di liberare la figlia dal dominio del male. Questo episodio ci dice quanto sia importante avere a cuore la salute non solo fisica dell’altro, ma soprattutto asserisce quella stessa richiesta che facciamo sempre nella preghiera del Padre Nostro “liberaci dal male”. La donna Cananea era preoccupata della condizione di negatività in cui si trovava la figlia. Non dobbiamo sottovalutare questo aspetto relativo alla nostra capacità di vedere le opere del male che toccano anche le relazioni sacre come quelle familiari verso le quali spesso ci comportiamo con indifferenza. La riflessione oltre agli aspetti personali tocca anche quelli collettivi della comunità e della Chiesa. Chiediamoci: quante persone sono oggi lontane dalla Chiesa e dalla fede nel Dio cristiano perché non hanno constatata nei cristiani, la carità, la solidarietà e la vicinanza? Pensiamo che per certe persone non vi sia una via d’uscita? L’essere dominati dal male non è stato forse generato da comportamenti e stili di vita che hanno perseguito a tutti i costi e assolutizzato un certo benessere? Se non interveniamo come singoli o comunità, il livello spirituale della nostra società continuerà ad ammalarsi sempre più di egoismo e quindi a cadere nelle maglie del male. Non c’è da prendere alla leggera questo tipo di ragionamento: il male ha lo scopo di allontanarci da Dio e ciò avviene in modo pacato, subdolo, silenzioso, indolore tanto da non accorci di ciò che sta accadendo, ma creando il vuoto di Dio dentro le persone. Gesù fa sua la verità della risposta della donna: nel cammino di fede le briciole hanno importanza e fanno la differenza. Ognuno di noi si impegni nel dare consigli e testimonianze attraverso piccoli gesti, piccoli momenti che rappresentano le briciole di oggi che sono capaci non solo di sfamare coloro che ce le chiedono, ma addirittura di aiutarle a partecipare alla mensa che sfama e fa molto di più. 

Don Giuliano

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