Commento alle Letture della Domenica

I DOMENICA DI AVVENTO

L’iniziare un nuovo anno liturgico è occasione per reimpostare la vita, le proprie vedute, i propri pensieri, percorrere bene la strada della propria esistenza. La prima domenica di Avvento ci prepara a ricordare la nascita di Gesù, ci invita all’attenzione, ad aprire la mente e il cuore alla volontà di Dio, volontà che desidera la pace fra i popoli (prima lettura) e la salvezza (seconda lettura). Tali opere necessitano dell’intervento di Dio, ma anche dell’impegno dell’uomo, sia quello esteriore riguardo ai buoni comportamenti, sia quello interiore nel cogliere la luce nella propria coscienza e rivestirsi di novità. Per San Paolo, il credente è invitato ad indossare le armi della luce per combattere gli atteggiamenti sbagliati, propri e altrui. Se abbassiamo il grado della nostra attenzione e riflessione non saremo capaci di comprendere la nostra collocazione nel mondo, vivremo in modo non cosciente ovvero inconsapevole come fu per quella umanità ai tempi di Noè, avvenne il diluvio, ma “non si accorsero di nulla”. Cosa diremo quando giungeremo al Natale? Purtroppo affermeremo la stessa cosa: non ci siamo accorti di niente. Spesso ci sembra di vivere così, senza un percorso, senza una meta e questo costituisce un allarme per ciascuno di noi; motivi questi che ci spingono a ricominciare daccapo il nostro cammino. Il tempo di Avvento ci fa ripartire dal momento che precede la vita e la stessa nascita terrena di Gesù, ci fa ripartire dagli antefatti e dalle conseguenze del non avere punti di riferimento. La vicenda riportata nel Vangelo riguardo alle persone prese o lasciate non è affidata al caso; forse ad un giudizio nei confronti del rapporto con Dio? Per chi vive insieme a Dio possono sempre accadere sorprese belle o brutte, ma mai soprattutto quelle brutte saranno imputate ad una cattiva volontà divina verso qualcuno, soprattutto verso persone che amano e che noi amiamo. Magari queste circostanze vanno affrontate con un grado di attenzione che interpella il nostro cuore e non solo l’attenzione della vista. L’attesa del Signore è una attesa permanente per il cristiano: il Signore viene sempre, il nostro presente è già toccato dall’eternità; il tempo e anche ciò che facciamo sono intesi come occasioni per la salvezza. Non possiamo riporre le nostre sicurezze solo nelle liturgie che sono necessarie, l’incontro con il Signore non rimane circoscritto solo in quell’ambito, ma nella vita intera. Cerchiamo di cogliere in questo periodo la tensione e non l’appiattimento, la progressione e non la monotonia. Per tutti noi rimane indispensabile l’attesa, la vigilanza, la mente e il cuore aperti a Dio che già è presente.

Don Giuliano

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