Oratorio della Madonna del Vannella

L’oratorio fu costruito ed affrescato fra il 1719 e il 1721 (datazione documentata all’altar maggiore e nella volta) a ricordo dell’apparizione della Madonna ad una fanciulla di nome Vanna, chiamata comunemente Vannella. Essendo in origine un tabernacolo, all’interno si trova un affresco, piuttosto danneggiato, da alcuni ritenuto opera giovanile di Sandro Botticelli, raffigurante la Madonna in trono col Bambino.

L’immagine della Vergine è venerata come miracolosa protettrice degli scalpellini e scultori settignanesi; la sinopia è esposta nella controfacciata. Dal 1754 vi ha sede la congregazione ‘del Trentesimo’, sorta a difesa dell’oratorio. Vi si trova anche una raccolta di piccoli dipinti ex voto del Settecento e Ottocento.

La prima data certa dell’esistenza di un edificio, o meglio di un tabernacolo o edicola risale al 1525 da un atto notarile dal quale si apprende la donazione da parte di alcuni parrocchiani settignanesi al Convento della SS. Annunziata, ma l’anno successivo l’edicola viene annessa alla chiesa di S.Maria a Settignano, condizione protrattasi fino ai giorni nostri. Il Tabernacolo originale conservava una Madonna risalente al XIV secolo di cui oggi rimangono solo tracce al di sotto dell’attuale affresco restaurato alcuni anni fa che fa presumere la nascita di un culto mariano locale in seguito ad una apparizione della Madonna ad una giovane, certa Giovannella, detta poi Vannella. Siamo nel ‘300 e le strade, soprattutto agli incroci o in spazi aperti erano visibili piccoli o grandi tabernacoli, segno di una forte tradizione e preghiera mariana. Settignano, come tanti altri luoghi in città o in campagna brulicava di questi manufatti significativi quali segni devozionali e di ringraziamento verso la Madre di Dio, protettrice della salute e della pace. Fra questi non passava inosservato il tabernacolo del Vannella posto su un itinerario obbligato che operai e scalpellini erano quotidianamente percorrere per raggiungere il luogo di lavoro a Maiano. Nel 1500 la cura e custodia del tabernacolo era demandata ad una antica compagnia detta “dei bifolchi” che dopo la costruzione dell’attuale Oratorio avvenuta nel 1719 si trasformò in Congregazione del Trentesimo nel 1782; essa ancora oggi esistente.

La costruzione del piccolo santuario settignanese si deve all’impegno e lavoro di otto operai che recinsero il tabernacolo all’interno della nuova costruzione; i lavori interni di abbellimento furono terminati nel 1721. Nel 1729 fu costruita la cappellina di S. Cristina, retrostante l’altare dell’Oratorio, occludendo la strada che fu spostata verso sud e fatta passare davanti alla facciata dell’Oratorio a forma di C. Dal 1792 la Congregazione del Trentesimo ha sempre curato l’edificio e i suoi arredi e favorito il culto in determinate feste liturgiche dell’anno.
Nel corso del XX secolo l’edificio risultava deteriorato e ammalorato in molte parti, dal tetto agli intonaci e alle parti lignee e dopo varie richieste iniziarono i lavori di restauro durati circa nove anni e terminati nel 1991 con grande soddisfazione per tutti i settignanesi, dall’allora presidente del “Trentesimo” Silvio Betti e dal correttore e animatore nonché, secondo la definizione del Betti, “istigatore” don Giorgio Tarocchi. L’Oratorio è aperto durante l’anno in determinati giorni, secondo date prefissate dall’antico statuto del “Trentesimo” del 1792 aggiornato poi nel 1994, circostanze nelle quali viene celebrata la S.Messa, recitato il Rosario o i Vespri o altre preghiere. Inoltre lo spazio retrostante l’altare della Madonna e cioè la cappellina di S. Cristina viene utilizzata per manifestazioni culturali, mostre e riunioni. L’impegno del “Trentesimo” è quello di custodire il bene tramandato da secoli e trattandosi di una costruzione ha sempre bisogno di essere monitorata e controllata; nonostante il fatto che l’ultimo grande restauro risale a venticinque anni fa, ci sono sempre delle parti più delicate come gli infissi e le parti in pietra serena che abbisognano di interventi preventivi.  La comunità di Settignano sia orgogliosa di questo luogo, della sua memoria, del suo significato, del fatto non ultimo della sua posizione che guarda Settignano, che è posta non lontano dal cimitero. Non dimenticandoci di ringraziare coloro che hanno fino ad oggi provveduto a mantenere questo piccolo gioiello di amore e di speranza; ognuno ancora oggi si senta coinvolto nell’uso e nella cura di questo bene. Affidiamoci a Maria, madre e sentinella della nostra comunità, perché ci custodisca e ci renda partecipi del suo abbraccio e del suo amore.

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