XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La Parola di Dio è capace di fecondare, accompagna e realizza i desideri di Dio, ma necessita della collaborazione degli elementi che incontra nel suo percorso. Come ritorna a Dio la sua Parola pronunciata su di noi? Quali gli effetti? La Parola suscita emozioni, allineamenti e coincidenze esistenziali della nostra vita; non possiamo rimanere neutrali, indifferenti. Abbiamo il compito di rispondere, di parlare, di dialogare con Dio, di pregare, di annunciare la Parola. C’è un ambito privilegiato per l’ascolto e l’accoglienza della Parola: è la liturgia, la Messa e con quanto in essa connesso. Ma l’ambito comune a tutti è la propria vita; Dio parla a ciascuno secondo la sua volontà. A seguito del pronunciamento della Parola non c’è un unanime consenso, ci sono diverse reazioni; dalle più dure alle meno dure, ma comunque dipendenti dai sensi di ciascuno: dalle orecchie che odono ma non comprendono, dagli occhi che guardano ma non vedono, dal cuore che non accoglie la Parola e quindi rimane duro e infruttuoso, occupato e soffocato da mille cose. Eppure aprendo il cuore all’ascolto e alla visione della Parola, essa produce vita, al contrario genera morte. Ogni volta che viene commentato questa parabola ci accorgiamo che il nostro cuore è spesso distratto da altre questioni, interessi e pensieri; ci manca sempre quel momento in cui la Parola ci feconda cambiando in meglio il nostro vivere da persone credenti, uniti a Dio non da atteggiamenti formali, ma radicati profondamente in noi. Oppure pensiamo che sia meglio lasciare ad altri certi compiti impegnativi ai quali ci invita il Signore e in questo modo, chiamandoci fuori, finiamo col negare lo spazio alla presenza di Dio che bussa alla nostra porta. Vivere la vita non è banale. La condizione del mondo verso il traguardo del regno è quella che viene definita da San Paolo nella seconda lettura come sofferenza del parto, una condizione di prova e dolore prima di giungere alla gioia per la nascita della creatura. Il contesto delle letture argomenta la situazione difficile della semina e dell’accoglienza della Parola di Dio per tutti gli uomini e per tutti i tempi. In tanti modi ancora oggi Dio esce a seminare nei tanti terreni dell’umanità; lo fa attraverso la sua Chiesa, attraverso il servizio e l’impegno di persone (che sembrano sempre più diminuire): vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, catechisti, persone di buona volontà. La Parola viene seminata, ma il raccolto risulta sempre scarso; motivo per cui ognuno deve rivedere la propria vita affinché possa portare frutto. La Parola non va calpestata, né schiacciata, né soffocata, ma accolta perché quella Parola, quel seme è la vita di Dio, è la tua vita.
Don Giuliano
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