Commento al Vangelo di Don Giuliano : XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dopo la distribuzione dei pani e dei pesci, Gesù si ritira a pregare. Lo stare con il Padre per Gesù significa rinnovare motivazioni e scelte in vista della missione, così come lo dovrebbe essere per noi tutti, ma il tempo per tale circostanza ci viene rubato da altro. È nell’incontro con Dio (vedi prima lettura) che troviamo il senso del nostro esistere, un incontro di cui l’aspetto profetico dell’uomo ha sempre bisogno per alimentarsi. Il vangelo presenta l’immagine della Chiesa che naviga nella storia in acque non tranquille, assalita da venti contrari, ricca di momenti entusiasmanti, ma anche prevalsa da dubbi e da vari generi di difficoltà. Ma è lì che il Signore si rivela: “sono io”. La presenza del Signore non è sempre scontata, ma la fede ci aiuta a percepirla. Possiamo dire che la fede costituisce una forza per affrontare i propri limiti in quanto ci aiuta ad incontrare Dio, a non scambiarlo per un fantasma. Nel mezzo delle nostre tempeste fatte di indecisioni, di errori, di debolezze il Signore non ci abbandona, ci viene incontro per strapparci dalle nostre paure, affinché queste, come ha detto Papa Francesco ai giovani del mondo, possano essere trasformate in sogni, possano diventare una attualità amica e non ostile. Nell’episodio evangelico Pietro ci rappresenta nel desiderio di andare istintivamente incontro al Signore, ma allo stesso tempo è un desiderio carico di debolezze, di falsi significati circa la fede. Accade che ci costruiamo la nostra fede affinché questa sia condizione rassicurante senza cambiare niente al nostro carattere, al nostro stile di vita, adagiandosi così in una specie di comfort zone. La fede può anche essere paragonata ad una passeggiata sulle acque, ma se non mantieni la tua attenzione verso il Signore, affondi; ed è quello che spesso ci capita.  Pietro ci rappresenta quando pronuncia nel momento più critico la frase che manifesta la disperazione, ma anche afferma quella speranza che solo attraverso l’aiuto di Dio possiamo essere salvati. Quella di Pietro è la preghiera estrema che fa incontrare Dio, una frase che scaturisce dalle profondità della nostra anima; drammatico sarebbe non pronunciare neppure quella frase: Dio aiutami, Dio salvami. Ci sono persone che nella chiesa di ieri e di oggi vediamo camminare sulle acque, vediamo affrontare crisi, problemi affettivi, lutti, malattie; che questi esempi incoraggino tutti a fidarci del Signore. Caro Signore, siamo anche noi uomini di poca fede, Figlio di Dio, salvaci!

Don Giuliano

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