XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

“O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato”. Sono queste le parole che la liturgia ci invita a dire prima di ricevere il Corpo di Cristo per aiutarci a renderci conto di ciò che stiamo facendo; in questo modo riconosciamo la nostra piccolezza di fronte alla grandezza di Dio, giudichiamo di non essere meritevoli di un così grande dono e al tempo stesso nutriamo il desiderio di migliorarci. L’identità di Gesù sembra essere conosciuta dalla donna cananea, una straniera che accettando anche la risposta scandalosa (lei paragonata ad un cane), persevera nella richiesta a costo di ottenere anche solo briciole della sua attenzione e del suo amore. Nelle parole e nella condizione della donna cananea c’è infatti umiltà e al tempo stesso insistenza nel chiedere, c’è un ri-conoscere in quell’uomo il Signore, figlio di Davide. È pur vero che la donna è condizionata da un bisogno estremo, la guarigione della figlia, ma lei dimostra la capacità di affidarsi a Lui, atteggiamento da non dare per scontato anche da parte di noi credenti, che facilmente siamo soliti tradurre in pretesa incondizionata, come a dire: se Dio non mi fa la grazia io lo mollo. La richiesta della donna cananea è la richiesta di una madre preoccupata e disperata per la figlia tormentata dal diavolo, una figlia perduta. La preoccupazione della donna è sincera e responsabile, richiama l’attenzione dei genitori di oggi talvolta distratti verso i propri figli lasciati un po’ in balia di amicizie e situazioni non sempre chiare ed edificanti e dove l’azione del male (che esiste) si impossessa subdolamente della loro vita. La donna riesce a far cambiare idea al Signore il quale ri-conosce la sacralità di quella sofferenza e la fiducia dimostrata verso di Lui; e non solo, quell’incontro apre la strada per l’annuncio che non si limita al solo popolo d’Israele, ma viene rivolto a tutte le persone. La preghiera della cananea con umiltà e fiducia sia anche la nostra, ricordandoci che l’eucarestia è qualcosa di infinitamente più grande di una briciola, di un tocco leggero o di una piccola luce: lì c’è il pane intero, c’è il Corpo di Cristo.
Don Giuliano
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