XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Le vacanze estive sono tempo di riposo, mi auguro che questo tempo sia stato vissuto bene anche dal punto di vista degli incontri, delle esperienze, delle relazioni, un tempo non solo per tonificare il corpo, ma anche lo spirito. Ancor prima dell’uomo è Dio che desidera la nostra felicità, ma non c’è felicità dissociata dal suo amore, tutto il resto trattasi di false felicità, solo temporanee e non per sempre; motivo questo per il quale (prima lettura) venne rimosso il responsabile del palazzo reale con un’altra persona, per portare nel nome di Dio, pace, giustizia e soprattutto felicità fra tutti. Nel vangelo, Gesù pone delle domande, la prende larga, inizia con il chiedere le opinioni degli altri su di lui, non per curiosità; il suo interesse era ed è quello di conoscere che tipo di legame c’era fra lui e i discepoli, fra lui e noi. Chi è Gesù per noi, per me? Non ci dobbiamo accontentare di una conoscenza scolastica riguardo a Gesù perché questa non cambierebbe significativamente la direzione della nostra vita, occorre una conoscenza esistenziale capace di entrare nella nostra vita e trasformarla, renderla capace di sperimentare la felicità nella sua essenza. Si conosce Cristo se stiamo accanto a Lui come ci conosciamo umanamente gli uni gli altri. Noi siamo i discepoli di oggi, siamo consapevoli che la risposta esatta data da Pietro fu ottenuta, come riconobbe il Signore, tramite un aiuto esterno, quello dall’alto, quello del Padre. Anche per noi il cammino della fede non può essere vissuto da soli, ma va accompagnato dalla vita comunitaria per non perdere i punti di riferimento e per proseguire e crescere tramite l’aiuto dello Spirito che può aiutarci nel leggere e nel discernere la realtà che viviamo e soprattutto ci aiuta a conoscere meglio i progetti di Dio (cfr. seconda lettura). Dopo la risposta di Pietro che rivelò l’identità di Gesù, Pietro conobbe anche la propria identità, quella di essere una pietra sulla quale Gesù avrebbe edificato la sua Chiesa. Quindi aldilà delle risposte conosciute e date dagli altri occorre dare la nostra risposta con sincerità sapendo che ad essa segue una missione, quella di accogliere la propria trasformazione che comporta il conoscere l’identità di Cristo e di conseguenza la nostra: essere e vivere da figli di Dio. Pure noi siamo piccole pietre, punti di riferimento, e speriamo, non d’inciampo per il cammino; cerchiamo di svolgere bene la nostra missione, di rendere visibile il nostro amore per Dio e per la sua Chiesa.
Don Giuliano
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