XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Prosegue il ciclo delle letture che ci richiamano alla responsabilità verso il prossimo, nel caso di oggi viene affrontato il tema dell’uso della misericordia e la pratica del perdono. Accogliamo le affermazioni contenute nella prima lettura, “rancore ed ira sono cose orribili” e “perdona l’offesa del tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno perdonati i tuoi peccati”. Sembra facile perdonare, ma spesso non lo è a causa dei nostri modi disinteressati ed egoisti. L’arte del perdono è parte dell’arte di amare; il perdono non consiste in una semplice formula, perdonare costa, pesa, fino a che non si giunge a compiere un autentico atto di benevolenza. Provare per credere. Quanti esempi montano la nostra ira quando viviamo conflitti con discussioni piene di offese, in famiglia, a lavoro, quando ci troviamo coinvolti in problematiche per mancate restituzioni di denaro, eredità, confini. L’esempio del Vangelo riguarda la restituzione del denaro come esempio universale sul quale tutti ci possiamo confrontare, soprattutto se ci immedesimiamo in quel debitore al quale fu condonato un grandissimo debito che metteva a rischio la vita di tutta la sua famiglia. Il debitore però non fu ben disposto a comportarsi come il suo padrone, nel riconoscere il gesto del condono ricevuto. Viene da domandarsi quale fu il motivo del suo irragionevole comportamento. Anche noi credenti siamo chiamati a riconoscere il grande debito, quello della vita, della salvezza, conseguenza del dono di Cristo sulla croce. Siamo davvero in grado di riconoscerlo? Forse sì, ma quanto l’abbiamo valutato? Chi ha fatto l’esperienza del perdono non può non perdonare, significherebbe come il debitore del Vangelo non aver capito, non aver raccolto il valore grande del perdono, la gioia che ne scaturisce e la proliferazione del bene che ne consegue. Spesso si ricorre a nostri parametri di misura che nel rapporto con Dio ci portano a fare a meno della confessione o ancora peggio della nostra richiesta di perdono. Alla fine questo vuol dire non aver compreso il valore della nostra vita, ci comportiamo come se non dovessimo niente a nessuno, mentre ognuno di noi contrae debiti sin dalla nascita. Facciamo nostre le parole di oggi di san Paolo: “nessuno vive e nessuno muore per se stesso…siamo del Signore”. Invochiamo dunque lo Spirito affinché ci dia la grazia di ottenere e donare di cuore il perdono; in questo modo potremmo cambiare il mondo intorno a noi. Santa Madre Teresa di Calcutta diceva: “Se vuoi veramente amare, impara a perdonare, perché il perdono non cambia il passato, ma cambia il futuro”.
Don Giuliano
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