Commento al Vangelo di Don Giuliano : XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il Vangelo di oggi ci aiuta a scoprire la verità delle nostre relazioni. La società odierna spinge a mettere in risalto l’apparire sopra gli atteggiamenti dell’essere, siamo spesso portati a vivere in condizioni di non sincerità. Nell’uso dei social mettiamo in evidenza profili che non sono veri, reali, ma mistificati, truccati per far credere cose diverse di noi stessi. Si tratta di veri e propri travestimenti. Il Vangelo ci richiama alla verità di noi stessi senza aver paura di accennare alle proprie fragilità; Dio ci ama come siamo, non per questo però siamo liberi di fare quello che vogliamo escludendoci da quegli insegnamenti che non solo sono saggi, ma soprattutto vitali per noi. Quello che manca è un ascolto attento delle indicazioni evangeliche per poi metterle in pratica, un ascolto che si traduce in obbedienza nel senso di ab-audire, ovvero un ascolto sostanziale per la nostra crescita umana e spirituale. Prendiamo spunto anche dalla seconda lettura in cui l’obbedienza di Gesù è stata necessaria per compiere la missione di salvezza nei confronti dell’umanità. Talvolta ascoltiamo la Parola di Dio come se questa ci costringesse a limitare la nostra libertà, non è così, essa è Parola di vita, non desidera altro che aprire orizzonti più vasti e accompagnarci nella scoperta di condizioni che ci rendono liberi e non schiavi. Nella storia pronunciata da Gesù, ambientata ancora una volta nella vigna, entrambi i figli sono distintamente pigri di fronte alla richiesta del padre, solo uno si ravvede e obbedisce. Sta in quel ravvedimento la svolta alla quale siamo chiamati: accorgerci del valore prezioso del legame con il padre, il riuscire a pentirsi dopo avergli dato una risposta negativa e pesante. Il primo figlio sviluppa un discernimento, una riflessione decisiva, c’è in lui profondità e non la solita facile superficialità. Tutto qui. L’altro figlio risponde positivamente al padre più per formalismo che per convinzione. Le relazioni all’interno della famiglia, così pure nella comunità, non devono essere formali altrimenti producono distanze, falsità e anche ostilità. Possediamo coscienze deboli che poco ci rimproverano; dovremmo maggiormente ascoltare la Parola di Dio che illumina i solchi nascosti della nostra vita per poi essere ben disposti alla conversione. La parabola matteana riafferma l’esito già presentato nella prima lettura riguardo a coloro il cui comportamento cambia dal bene al male e viceversa. Impegniamoci a pronunciare e ad essere fedeli ai nostri “si” verso noi stessi, verso il prossimo, ma soprattutto verso Dio; sarà, se pur faticosa, una grande e bella storia. 

Don Giuliano

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