XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Senza l’impegno, il rispetto e il senso di responsabilità fra le persone, si pregiudicano le relazioni. Ciò vale anche nei confronti di Dio, anzi il vivere bene le relazioni umane ci aiuta a vivere bene anche quella con Dio e viceversa in quanto l’umanità è lo strumento relazionale che Dio ha scelto per amarci e per richiedere il nostro amore. Troppo spesso non ci accorgiamo della cura che Dio ha avuto e ha per noi; a lungo andare emerge la nostra ingratitudine, indifferenza e lontananza nei suoi confronti. Nella vita ci preoccupiamo di molte cose inutili e non facciamo molto per ciò che conta veramente. Come ci dice l’apostolo Paolo nella seconda lettura, vivere la vita come valore insieme a tanti altri valori, come la giustizia e la verità, rende visibile l’amore e la presenza di Dio. Cerchiamo di individuare tale presenza iniziando proprio a ricercarlo nella famiglia e nelle persone a noi prossime. Prima lettura e Vangelo ci richiamano all’uso della responsabilità nella vita in ossequio a colui che ce l’ha consegnata. Aldilà dei frutti da attendere dalla vigna (diversamente dalla prima lettura) nella parabola di oggi viene messo in discussione il rapporto fra i vignaioli e il padrone; non viene riconosciuta da parte dei vignaioli la sua autorità. Quando l’uomo segue biechi interessi si deresponsabilizza di fronte agli impegni presi, estremizzando il proprio egoismo tanto da diventare persino violento con tutti. Purtroppo il danno che si concretizza nella parabola non è solo la conduzione della vigna, è ancora più grave il fatto che vengono uccise le persone, prima i servi e successivamente il figlio del padrone. Si tratta di atti gravissimi. L’indegnità di quei vignaioli emerge anche ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, ascoltatori dell’epoca; a detta di loro stessi la risposta di Dio sarà lo sterminio di quei farabutti. Ebbene è chiaro: Gesù attraverso la parabola mette in bocca agli ascoltatori la loro inconsapevole autoaccusa. Forse è questa la realtà del mondo d’oggi, vivere inconsapevolmente la propria vita. Il mondo, ma inconsapevolmente anche noi, continuiamo ad uccidere il figlio del padrone, rifiutiamo Cristo. La Chiesa attraverso le sue articolazioni continua a richiamare la comunità cristiana e l’umanità in generale a non dimenticare Dio, invita a partecipare alla vita liturgica, alle attività formative e caritative; lo fa attraverso persone vicine che continuano a tenerci in gioco. Cerchiamo di seguire certe iniziative, altrimenti, senza rendercene conto faremo del male a noi stessi; tante attività a cui partecipiamo, apparentemente neutrali, alla fine dei conti ci danneggiano nella profondità e sacralità della nostra esistenza, quando invece in quella profondità noi dovremmo incontrare e abbracciare costantemente l’amore di Cristo, pietra che sorregge e salva tutti…altrimenti la vigna sarà data ad altri.
Don Giuliano
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