XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dopo le parabole del Regno i Vangeli propongono una serie di controversie, fra i capi del popolo assieme ai farisei e Gesù, per trarre in inganno quest’ultimo nel trovare di che accusarlo e condannarlo. La risposta di Gesù ad una domanda trabocchetto ha coniato un detto impresso nella società che spesso viene travisato nel suo reale significato. Si tratta di una questio relativa alla liceità del pagamento del tributo al re la cui effige era impressa nelle monete. Per Gesù c’è uno stretto legame fra le tasse e l’imperatore, conclusione: è bene pagare le tasse e assolvere a quel dovere e a quella giustizia, ma nella risposta Gesù menziona Dio e orienta i propri interlocutori al dovere di restituire a Lui ciò che gli è dovuto. Cosa è dovuto a Dio? Credo tanto, credo tutto; esiste un legame stretto fra noi e Dio o almeno Gesù cerca di farlo comprendere ai suoi ascoltatori. Se tutto appartiene a Dio anche noi gli apparteniamo? Il fatto è che nel rispondere alla domanda ci accorgiamo di essere confusi, ci accorgiamo di essere soggetti e subordinati a troppe autorità. A chi appartengo? Confrontandoci in una coppia, in una famiglia, credo che si possa trovare la risposta; è comprensibile che vi siano diversi gradi di appartenenza, ad esempio fra marito e moglie, tra genitori e figli, ricordiamoci che esiste anche il grado apicale che è Dio…tutto appartiene a Dio, anche Cesare appartiene a Dio. Gesù nel rispondere a Pilato afferma che non avrebbe nessun potere se non gli fosse dato dall’alto (non da Roma), ma da Dio (Gv 19,11). Siamo di Dio, siamo opera sua, nel nostro volto si riflette l’immagine di Dio, essa ci rivela la nostra appartenenza, la nostra precisa identità. Tutto questo non va accettato secondo un ragionamento intellettuale, qui dobbiamo interpellare il nostro cuore, è lui che ci svela la verità; se il nostro cuore non è agganciato a Dio non avvertiremo che il suo amore ci dà di più e rimarremo sempre incerti circa la nostra risposta sull’appartenenza. La mentalità che si vive nella società è spesso basata non tanto sull’appartenenza e l’appartenere, ma sul possedere; nemmeno Dio possiede, si è spogliato di sé per appartenere a noi. Non dobbiamo pensare solamente di appartenere a Dio, ma anche il fatto che Dio ci appartiene e quindi che dire? Teniamocelo stretto come strette sono le due parti della stessa moneta.
Don Giuliano
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