XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Siamo responsabili dei nostri comportamenti nel mettere o non mettere in pratica le indicazioni che provengono dalla Parola di Dio, dalla sua Sapienza affinchè i rapporti fra le persone siano giusti, rispettosi e pieni di collaborazione, solidarietà e carità. Siamo tutti invitati alla coerenza nel rispetto di principi e di leggi morali che incontriamo dentro di noi, frutto della nostra ricerca, ma anche dell’aver accolto questi insegnamenti tramite le testimonianze di coloro che ce li hanno proposti. Dietro l’accoglienza di norme che costruiscono il nostro carattere e la nostra esistenza, fondamentali sono gli esempi pratici che abbiamo visto e riconosciuti come autentici e leali. Da poco abbiamo ricordato tutti i Santi; ognuno di loro ci raggiunge con testimonianze forti quasi a sembrarci eroi o super persone, ma non hanno fatto altro che manifestare fedeltà al Vangelo. Da sempre coloro che guidano la comunità non possono cedere a propri interessi personali, siano questi sacerdoti oppure, nel campo civile e politico, laici; occorre essere coerenti, magari ammettendo le proprie debolezze senza avere la presunzione di essere perfetti. La chiesa ci ricorda quanto sia importante la preghiera per i governanti perché siano giusti, siano capaci di aiutare soprattutto i più poveri e cercare di migliorare l’ambiente in cui viviamo, affinché non manchino servizi e vengano percorse vie di pace. Il Vangelo di oggi riguarda da vicino i sacerdoti; si sentono spesso lamentele per comportamenti di poca disponibilità e laddove i media informano di reali o presunti comportamenti sbagliati, si assiste a vere e proprie divisioni nelle comunità. Occorre sempre usare umiltà, non lasciarsi prendere dal sopravvento di successi pastorali, potrebbero anche questi essere causa di superbia e di potere, ma non è questo ciò che il Signore vuole. Occorre affidarsi a Dio, Lui solo legge la verità del nostro cuore, occorre agire come dice Gesù, ovvero fare in modo che il buon comportamento faccia riferimento a Gesù: dobbiamo fare in modo di non indirizzare le onorificenze verso noi stessi, ma reindirizzarle verso Gesù. Non siamo noi i maestri, Lui è il Maestro, non siamo noi il padre, ma Dio è il Padre, non siamo noi la guida, ma il Signore è la Guida. Il credente deve stare attento a non dissociarsi dentro di se, credere in Dio, ma poi non agire di conseguenza; il credente non è un teatrante non deve far finta di agire da cristiano quando il suo cuore è rapito da altro che non è Dio.
Don Giuliano
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