Commento al Vangelo di Don Giuliano : XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.

Anche in questa domenica la parabola esposta da Gesù ci costringe a chiederci quale rapporto viviamo nei confronti di Dio. Il rapporto con Dio non riguarda solo il fatto di realizzare profitti nella vita, ma come accompagnare la crescita di tali profitti secondo l’impegno e la fiducia accordata dal padrone. Per chi è questa parabola? È per noi, è per me. Lungi dalla tentazione di immedesimarsi nei servi “buoni e fedeli”, il Signore vuole disincrostare la nostra tiepidezza, vuole chiamarci alla fedeltà e all’accoglienza del suo progetto da perseguire e raggiungere attraverso i talenti che ha dato a ciascuno di noi, a chi più a chi meno, ciò è relativo, quello che conta è operare e vivere con lo sguardo rivolto verso Dio. La reazione dell’ultimo servo marca la distanza fra lui e il padrone, la sua paura, ma più che altro il suo disimpegno presentano un personaggio che alla fine risulta insignificante, non volitivo, egoista; soprattutto pigro al contrario degli altri che mostrano impegno e dedizione. La malvagità del servo consiste nell’immagine sbagliata che si è fatta del suo padrone ovvero di Dio. Ignorare Dio, allontanarsi da Lui equivale a percorrere strade pericolose, senza ritorno: è questo che dobbiamo cercare di evitare. La vita va conquistata a spese del nostro tempo e forse anche di certe “nostre” libertà, ma alla fine, nel momento in cui andiamo a giudicare i risultati ritroveremo tutto il senso e il significato della vita nella quale, se vissuta non con paura ma con l’attenzione necessaria ai compiti da svolgere, potremo avvertire soddisfazione e felicità. Quest’ultima non riguarda il raggiungere chissà quali scopi economici, ma l’aver compiuto quello che avevamo da compiere. L’ultimo servo non prenderà parte alla gioia del padrone, non saprà mai cosa si è perso, sicuramente è certo che avrà perso tutto, compreso sé stesso, compresa quella che lui giudicava essere la sua libertà. Questa è una parabola che la dice lunga riguardo tutti coloro che sembrano avere tutto, ma in realtà sono infelici; proprio per il fatto di non partecipare alla gioia vera di Dio che è costruita sulla fiducia e sull’amore. I talenti rappresentano la nostra stessa vita, non sprechiamola, non sciupiamola con le guerre o con altrettanti modi di fare e di ragionare che offendono il dono più grande e prezioso ricevuto.

Don Giuliano

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