GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Questa solennità termina il ciclo delle domeniche dell’anno liturgico invitandoci a fare un bilancio dei nostri comportamenti in quanto nel Vangelo si parla del giudizio finale. La figura di Cristo giudice non è da vedersi come un qualcosa che debba creare terrore fra le persone, ma richiamo a vivere atteggiamenti positivi e ricchi di bene perché sarà proprio il fare o il non fare il bene la misura del giudizio. Da Dio impariamo l’amore e l’attenzione per le proprie creature (prima lettura), Egli come un bravo pastore continuamente esce per cercare le pecore disperse, per curarle e pascerle con giustizia. Il brano profetico prefigura la missione di Cristo che, come riportato dai vangeli, mostrerà la sua misericordia e le tante azioni d’amore verso chi aveva bisogno. Nella vita si tratta di imitare lo stile del Signore affinché la diffusione del bene vinca il male che allontana da Dio e dagli uomini e inoltre perché i gesti compiuti verso il prossimo siano sempre più spontanei e dettati dal cuore, non frutto di astuti calcoli. L’amore quando è frutto di calcoli manifesta l’onnipotenza, l’egoismo ed è proprio questo atteggiamento che Gesù giudica pericoloso e nocivo. I due gruppi di persone distinte da Gesù, nel rapporto con il prossimo hanno una difficoltà comune: non vedere la presenza di Dio. In questo caso sopraggiunge la verità della Parola la quale afferma che laddove c’è la sofferenza e la povertà, lì c’è Dio. Si tratta di una presenza misteriosa che sfugge alle nostre normali capacità, ma che al tempo stesso mette in luce la bontà o meno del nostro animo. Come salvarsi? Questa solennità non vuole uccidere la nostra speranza, al contrario ci spinge a praticare gesti e fatti concreti di aiuto e sostegno alle persone meno abbienti. Così pure siamo messi in guardia dall’emanare un giudizio sbagliato verso Dio accusandolo di non avere pietà e misericordia ed essere crudele con coloro che nella vita non hanno fatto del bene; sono proprio questi ultimi che già si erano allontanati da Dio e dagli uomini, preferendo la via del proprio tornaconto, effimero e malvagio agli occhi di Dio. Alla fine il male compiuto durante l’esistenza sembra avere meno importanza, ciò che ha più peso è il bene compiuto o non compiuto, saremo giudicati sui nostri rapporti; saranno i nostri peccati di omissione a pesare più degli altri. Tante volte il Signore ha messo tutti in guardia sui rapporti personali: l’aiuto, il perdono, l’essere pazienti e umili, tutte caratteristiche per vivere le relazioni con il rispetto dovuto a chi comunque porta impressa l’immagine di Dio. Ricordiamoci le parole dell’evangelista “se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv).
Don Giuliano
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