I DOMENICA D’AVVENTO

Iniziamo il nuovo anno liturgico con il tema della veglia e dell’attesa per scrollarci di dosso quelle abitudini che tendono a spegnere la grande attesa del Signore riducendo le nostre attenzioni a piccoli gesti talvolta banali, sopraffatti in questo periodo da tutt’altro, avvolti da un temporaneo status di comodo, di luci, di tepori che invece di tenerci svegli ci addormentano. Viviamo una vita al contrario, un mondo al contrario, siamo una umanità prosciugata della speranza, siamo cristiani spogliati di quelle ricchezze che abbiamo ricevute e delle quali non nutriamo alcuna nostalgia, non viviamo i sacramenti perché non li abbiamo praticati, non li abbiamo gustati perché non li abbiamo accolti dentro il cuore, ma solo in una consuetudine. Dobbiamo smarcarci da questa situazione ambigua, regressiva e soprattutto mortale, dobbiamo farlo aiutandoci gli uni gli altri. Accogliamo l’invito rivolto da San Paolo alla comunità di Corinto, nella seconda lettura, cioè quello di fare memoria di ciò che abbiamo ricevuto, di far parte dei credenti, nati in questa nostra fede, chiamati alla responsabilità della missione, all’annuncio evangelico di affermare che quello squarcio richiesto dall’uomo a Dio (prima lettura) è già avvenuto ed è attualmente in atto attraverso l’azione dello Spirito. Essere svegli, cioè attenti vuol dire non farsi attrarre da ciò che presto finisce, ma da ciò che è duraturo e per sempre. Se non viviamo il tempo insieme all’attesa di Cristo la nostra storia perderà di significato, in quanto solo Dio dà senso a tutta l’esistenza. Fra gli insegnamenti che Gesù ha trasmesso ai discepoli c’è quello di vegliare. Vegliare vuol dire essere svegli, cioè vivere con attenzione, usare bene il tempo senza buttarlo via. Vegliare vuol dire fare cose belle e buone, significa curare sé stessi e le persone vicine. L’Avvento è tempo che apre allo stupore, ma quello che rimane dentro di noi in profondità, non lo stupore breve, superficiale, uno stupore che ci ricorda la grandezza della vita di Dio rispetto alla nostra piccola esistenza. Spesso il nostro tempo trascorre senza toccare il nostro cuore perché ciò che viviamo lo viviamo senza amore, quello vero, fatto di rispetto, fatte di attenzioni e di piccoli atteggiamenti di amore. Già da oggi iniziamo a sorprenderci in quanto il Natale non può diventare una abitudine, nel senso che già conosciamo tutto del Natale, non conosciamo un bel niente, non ci rendiamo conto che quel cielo squarciato per noi non è un effetto speciale hollywoodiano, ma è realtà, è l’effetto speciale dell’amore di Dio.
Don Giuliano
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