Commento al Vangelo di Don Giuliano : III DOMENICA DI AVVENTO

III DOMENICA D’AVVENTO

«Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali.

Il Vangelo di oggi ancora insiste sulla figura di Giovanni il Battista, come testimone di fede ed esempio di responsabilità verso coloro che attendono il Messia. In questa domenica il colore liturgico viene attenuato per far intravedere il giorno ormai vicino della nascita del Signore. Il leit motiv di oggi è scandito dalle parole di San Paolo (seconda lettura) che invita i credenti ad essere lieti e gioiosi. Il dono della fede non libera l’esistenza da problemi e sofferenze, ma è in grado di attenuarle, di dare maggiore forza al nostro cuore affinché non si arrenda nel seguire facili scorciatoie che allontanano dalla vita di santità. La propria testimonianza ha veramente un grande valore per le persone che condividono il nostro tempo e la nostra esistenza; uno sguardo, una parola, un gesto semplice di affetto sono espressioni capaci di dissolvere i musi lunghi, le delusioni e il senso di vuoto che sperimentiamo nella vita. La fede non è qualcosa di magico, ma è agganciata ad una persona, a Gesù Cristo, ed è capace di dare forza, coraggio e senso a tutta quanta l’esistenza, sia nostra e di coloro che frequentiamo. La fede giunge attraverso la testimonianza rumorosa o silenziosa di fratelli e sorelle che in modo molto semplice hanno comunicato la loro adesione al Signore e così facendo hanno portato la luce intorno a loro perché la luce li abitava; lo Spirito si è posato su di loro consacrandoli, rendendoli parte della luce stessa. Ah, quanti ce ne vorrebbero di persone capaci di trasmettere la fede alle giovani generazioni! Tempo fa si ringraziavano i nonni per la formazione spirituale dei nipoti, compito spesso evaso dai genitori, adesso ci accorgiamo che anche quelle generazioni stanno scomparendo e la possibilità di ottenere testimonianze efficaci si diradano sempre più. Non ci sono testimoni, sono rimaste poche voci che ci ricordano che in mezzo a noi c’è qualcuno che non conosciamo che è in grado di trasformare la nostra vita mortifera in un’esperienza grandiosa, di trasformare il deserto in un giardino. Quale fallimento il nostro quando non ci rendiamo conto della grandezza e della missione cui siamo chiamati, quale delusione e solitudine nei momenti difficili non avvertire nessuna presenza, nessun incoraggiamento, nessuna consolazione. Oggi, caro lettore, devi riappropriarti del tuo ruolo di testimone, testimone della luce, non la tua, ma di Cristo che conferisce l’identità a noi che siamo stati resi cristiani per volontà e per amore di chi ci ha preceduto; rompere questa catena di trasmissione genera un danno mortale di cui le giovani generazioni chiederanno conto e soprattutto chiederà conto l’autore della vita domandandoci perché l’abbiamo sprecata e non donata, l’abbiamo offesa e non amata. Non dobbiamo spegnere lo spirito e dobbiamo conservarci per la venuta ultima. Abbiamo ereditato dal Battista il suo esercizio, pronti anche noi a diminuire perché il Signore possa crescere in tutti i cuori. Nell’umiltà e nel nascondimento Il Battista è sempre stato accompagnato da quel sussulto di gioia provato al primo incontro nel grembo della madre. Che la gioia, quella vera, accompagni sempre la tua e nostra esistenza.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑