IV DOMENICA D’AVVENTO

Nella prima lettura il re Davide si mostra intenzionato a costruire una casa per conservare l’arca di Dio ovvero custodire la presenza di Dio in un luogo, ma per tutta risposta sarà Dio a costruire una casa, una famiglia, una discendenza a Davide. La lettura, con accanto il Vangelo dell’annunciazione, seguita dall’accoglienza di Maria riguardo a quel figlio che occuperà il trono di Davide, afferma che la “casa” di Dio è la nostra umanità. Dio continua la sua presenza in mezzo a noi, ma lo fa attraverso la nostra disponibilità. Imitando Maria necessitiamo di una preparazione, di una disposizione del nostro animo nell’accogliere la proposta di Dio al fine di abitarci. Occorre fare spazio, occorre anche cogliere, richiamandoci alla discendenza davidica, che l’ambito familiare è importante se non determinante nell’aiutarci ad aprirci al mistero della presenza di Dio fra noi. La fede di Maria nasce dall’ascolto della Parola, nasce dall’ascoltare Dio che parla; ci farà bene in questa breve domenica rileggere la nostra storia di fede, ricordare quando abbiamo “avvertita” la nostra annunciazione o parti di essa, ma anche giudicare le nostre reazioni, le nostre risposte. L’avvento del Regno di Dio passa dal grembo di Maria, passa oggi dalle nostre esistenze, consapevoli che la profezia di Dio si realizza aldilà di tutti gli ostacoli e avversità che incontreremo in quanto la nascita del Figlio di Dio ne è la risposta definitiva. Nell’incertezza del nostro cammino c’è la certezza che ogni volta che pronunciamo il nostro si a Dio facciamo sì che anche sulla nostra vita venga stesa “la potenza dell’altissimo”; Egli entra nella nostra vita e la feconda. Questa è la nostra fede.
Don Giuliano
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