III DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Oggi si celebra la domenica della Parola di Dio. Attraverso di essa Dio comunica la sua volontà e ci indica la strada da seguire per ben vivere e dare senso alla vita. La Parola sta alla base di quella che possiamo definire la pedagogia di Dio; ascoltarla equivale ad incontrare Dio, non attraverso suggestioni e forzature psicologiche, ma tramite le proprie capacità e anche le proprie debolezze, tanto da rendere tale incontro una vera e propria esperienza umana. La prima lettura ci parla del profeta Giona che prima di mettersi a servizio di Dio non aveva uno scopo preciso se non quello di pensare solo a sé stesso e in questo caso non servire a nient’altro. La chiamata di Dio ha fatto in modo di spronarlo ad uscire dal suo egoismo e lo ha reso utile per la missione di salvezza verso la città e gli abitanti di Ninive. Non appena ha iniziato a percorrere quella città i niniviti hanno compiuto da subito gesti di cambiamento dalla propria condotta peccaminosa. La conversione dei niniviti mette in evidenza l’importanza di accogliere la salvezza anche in modo collettivo, aiutandosi a vicenda nella convinzione della fede, superando le difficoltà individuali. La conversione giunge quando facciamo nostra la Parola di Dio che è proclamata per noi, per illuminare e guidare la nostra coscienza all’interno di un percorso di comunione e fraternità. La vita dell’umanità con al vertice la voce di Dio rende relativo tutto il resto; tutto ciò che è importante secondo il pensiero umano diviene subordinato alla volontà di salvezza di Dio (seconda lettura), per il semplice motivo che finché pensiamo solo a noi stessi rimaniamo prigionieri di una vita continuamente mortificata e chiusa all’amore, senso supremo dell’esistenza. Nel Vangelo viene affermato che da quando nella storia dell’uomo è entrata la grandezza di Dio, questa ha orientato l’umanità verso l’avvento del Regno. Questa azione ha completato la bellezza dell’opera di Dio, destinata non a finire, ma a realizzare un mondo nuovo, una nuova creazione, una nuova relazione con Dio e con il prossimo. Il cambiamento che Gesù chiede passa attraverso il cambiamento personale che non pretende, come molti pensano, il cambiamento della vita altrui, ma iniziando dalla propria. Finché il baricentro della propria vita rimane circoscritto ai propri interessi si annulla la possibilità di entrare nel sogno di Dio e diminuisce l’affidarsi alla Parola di Dio, condizione necessaria per rendere la propria vita aperta alla sua vera vocazione: diventare discepoli di questa Parola. La sollecitudine dei primi discepoli di Gesù ci invita a rispondere con la stessa immediatezza e generosità, sapendo che nella missione non saremo mai da soli.
Don Giuliano
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