IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il primo miracolo che incontriamo nella vita pubblica di Gesù, secondo il Vangelo di Marco, è il miracolo di un indemoniato. Il gesto significativo di Gesù svela il suo programma terreno di guarire l’umanità dal male. Il male è l’avversario del bene, è ciò che divide e allontana da Dio; agisce in modo nascosto, nelle situazioni deboli della propria vita, alterando la cognizione della libertà e orientando l’uomo verso atti sbagliati e distruttivi. Prima del gesto vero e proprio di comando autorevole da parte di Gesù c’era stata già la sua parola che aveva svelata la presenza del male in quell’uomo. La Parola di Dio, se ascoltata, rivela la verità delle persone, è capace di individuare ciò che danneggia inevitabilmente la nostra vita. Sul mistero della presenza e dell’azione del male si possono dire tante cose, ma almeno una è importante alla luce di questo Vangelo: il male non lo si sconfigge da soli, occorre l’aiuto puntuale di Dio che anche in questo caso non agisce da solo, ma come in altri miracoli di guarigione ricerca sempre la collaborazione dell’uomo. Questo miracolo è accompagnato da un lacerante dolore della persona guarita, segno che la lotta e la liberazione è comunque dolorosa, non solo in senso fisico, ma anche in altri aspetti che coinvolgono lo stato emotivo e psicologico della persona. Come ad esempio prendiamo l’inconsapevolezza di un bambino che maneggia una pistola o un trapano assimilati da lui come giocattoli e che all’improvviso, in quanto pericolosi, i genitori gli tolgono dalle mani; la reazione del bambino alla privazione di tali oggetti soddisfacenti per il suo gioco, sarà quella di piangere e di provare una specie di dolore. Più o meno anche a noi capita di sperimentare queste tipologie di dolore nel cessare un qualche piacere che riteniamo legittimo ma di cui non ne conosciamo fino in fondo la portata e le conseguenze. Il male altera la realtà, e l’uomo nella sua debolezza è facile vittima della sua attività. Il non essere raggiunti dalla Parola o il chiudersi di fronte all’azione dello Spirito ci rende ancora più vulnerabili. La Parola va accolta e praticata per contrastare il gioco del maligno, circostanza che ci spinge ad essere sempre orientati verso “le cose del Signore” (seconda lettura) allontanandosi da quelle preoccupazioni che ci dividono gli uni dagli altri e da Dio. Se pur nel Vangelo si tratta di una liberazione dal male di un individuo, la presenza di testimoni allarga la responsabilità a tutti nel trasmettere le opere di Dio con lo spirito profetico (prima lettura) ricevuto nel Battesimo, nel farsi carico di quella vocazione comune di diffondere la voce di Dio.
Don Giuliano
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