Commento al Vangelo di Don Giuliano : VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Dentro il breve Vangelo di oggi c’è l’importante guarigione dalla lebbra. In modo sbagliato si è soliti associare il proprio peccato alla malattia, infatti nei momenti della malattia spesso ci si rivolge a Dio dicendo: che cosa ho fatto di male per meritarmi questo? Non è certo Dio che ci carica delle malattie, ma il male, il Maligno. Nel leggere questo brano non dobbiamo fermarci solo al male materiale e alla guarigione fisica; approfondiamo tale similitudine. Il peccato opera nella vita spirituale dell’uomo quelle condizioni che la lebbra opera nei confronti del corpo. Del miracolo di Gesù ne abbiamo bisogno tutti noi apparentemente sani che non riusciamo a vedere le devastazioni che il peccato opera in noi. Come la lebbra anche il peccato ci consuma la vita, ci allontana gli uni dagli altri, ci allontana da Dio. Non dobbiamo dubitare dell’aiuto di Dio che desidera la nostra salute, desidera la nostra salvezza. Come il lebbroso del Vangelo anche noi cerchiamo il Signore affinché ci guarisca totalmente, ma ancor prima cerchiamo di “vedere” come siamo messi: spesso se pur immersi in tante attività ci chiudiamo egoisticamente nei confronti del mondo reale, non riusciamo a dare ossigeno ai sentimenti, ai dialoghi, alle parole, ci chiudiamo lentamente alla socialità e alla comunità. Il Vangelo oggi ci comunica che non basta guarire da una malattia o essere liberati dal nostro peccato, non basta, occorre accogliere il “tocco” di Gesù e la trasformazione del nostro cuore. Quel lebbroso, mosso da un’istintività positiva, contravvenendo la raccomandazione del Signore, ostentò la propria guarigione fisica e la liberazione dalla sua emarginazione. Non dobbiamo ridurre Gesù ad un mago guaritore, ma riconoscerlo come compassionevole, che si immedesima nell’altro e abbattere tutte le distanze e soprattutto vince il male. Siamo lebbrosi nello spirito, siamo impoveriti di tutte quelle capacità e possibilità di avvertire la beatitudine del perdono e dell’amore di Dio, della sua compassione e del fatto che ignoriamo la sua volontà, che ci vuole guariti, perdonati. All’inferno non ci vanno i compassionevoli, ci vanno gli indifferenti. Non c’è dubbio riguardo al fatto che il peccato rallenti la nostra capacità di vivere in pienezza la nostra vita, non ci fa essere quello che possiamo essere, ci allontana dall’amicizia verso Dio e ne rallenta la salvezza, quella per la quale dovremmo adoperarci e “piacere a tutti in tutto” (seconda lettura) per migliorarci e non soccombere sotto i colpi del Maligno. Anche noi oggi, accostandoci all’Eucarestia, lasciamoci trasformare, riconosciamo in essa presente il Signore della nostra vita e non abbandoniamolo più, compreso seguirlo nel deserto.

Don Fiuliano

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