Commento al Vangelo di Don Giuliano : V DOMENICA DI QUARESIMA

V DOMENICA DI QUARESIMA

La settimana santa è vicina; Gesù parla e anticipa i fatti del suo venerdì santo. Entrare anche noi in quella condizione ci fa capire quanto fu difficile per Gesù affrontare la sua sofferenza superiore alla nostra, in quanto Dio (seconda lettura), carica di significati che ci riguardano da vicino, che non solo ci attraggono, ma ci coinvolgono; non possiamo assolutamente ignorarli. L’alleanza con Dio dimora dentro di noi (prima lettura), per questo motivo sentiamo sempre languire il nostro cuore che ci spinge a cercare Dio. Gesù di fronte ad alcuni pagani che desideravano vederlo si indicò crocifisso, capace di attirare tutti gli sguardi a sé. Ci sono miliardi di persone nella storia che sono morte cruentemente, ognuna di esse trova nel Cristo crocifisso la propria collocazione, Cristo prende il posto di tutti e per tutti e la sua non è una condizione simbolica, ma reale. La croce è il luogo della sua gloria dove Egli celebra la totalità del suo amore e del nostro riscatto. In questo frangente storico dobbiamo ammettere con amarezza che sono poche quelle persone che desiderano vedere Gesù, che desiderano investigare il senso di quello che vivono, compresa la difficoltà della morte. Gesù preparò i presenti a cogliere nella sua crocifissione la verità di quello che stava per accadergli. Oggi l’umanità guarda altrove: pur essendoci le guerre, la fame, le divisioni, essa va in cerca di ciò che è bello solo esteriormente e quel volto insanguinato e morente sulla croce non è certo bello a vedersi e anche perché, per vedere, ci affidiamo agli occhi e non al cuore. Di fronte all’immagine del crocifisso non bastano gli occhi per vedere, occorre ancor prima il cuore, quel cuore dove Dio ha scritto la sua legge, ha indicato dove e come guardare per incontrare Dio: Dio lo si cerca con gli occhi, ma lo si riconosce con il cuore. Dio è là dove viene donata la vita, è accanto a noi nei gesti che vengono compiuti con amore, quei gesti che al solo vederli ci ricordano e ci rimandano a Dio. Sono gesti che scaturiscono dal bene, dal perdono, dai sacrifici, dalle sofferenze, dal nostro donarci. Cosa possiamo rispondere oggi a coloro che ci chiedono di vedere Gesù? Possiamo attraverso i nostri comportamenti aiutarci a trasmettere qualcosa della vita di Dio in noi, della nostra fede, della nostra carità, sia singolarmente che in modo collettivo, come famiglia, come parrocchia. Nel giungere la sua ora, Gesù ci ricorda che siamo chicchi di grano; solo passando dalla morte, possiamo portare molto frutto. Perdere la vita, con e per Cristo, è trovarla.

Don Giuliano

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