SUL SIGNIFICATO DELLA CROCE

«Per san Paolo la morte in croce di Gesù prese a rappresentare l’evento della nostra salvezza, da lui descritta mediante i concetti di redenzione, liberazione, riscatto. Da cosa? Dal peccato. Quale peccato? Quello di Adamo ed Eva, il peccato cosiddetto originale, a causa del quale la morte aveva fatto il suo ingresso nel mondo e senza il quale noi saremmo ancora tutti nel paradiso terrestre. Ebbene, Paolo prese ad annunciare che la morte in croce di Gesù aveva vinto la conseguenza di tale peccato originale e quindi era la garanzia che avrebbe vinto anche «l’ultimo nemico», cioè la morte. Prova ne era la sua risurrezione, pegno e anticipazione della nostra. Ecco in sintesi il cristianesimo paolino, il quale sbaragliò la concorrenza degli altri cristianesimi del primo secolo, tra cui quello di Giacomo, e divenne il cristianesimo.

La costruzione funzionò per molti secoli, ma oggi non è più sostenibile perché è emerso in modo inequivocabile che è basata su un presupposto falso: quello secondo cui la morte sarebbe entrata nel mondo in seguito al peccato del primo uomo, Adamo. Noi sappiamo infatti che gli esseri umani apparvero sulla Terra al massimo duecentomila anni fa, mentre la vita comparve quasi quattro miliardi di anni fa, e con la vita, da subito, contestualmente, la morte. Non ci fu mai vita sulla Terra senza la morte, perché la vita si nutre di vita procurando morte. La morte quindi non è conseguenza del peccato del primo essere umano maschio, ma è legata alla logica stessa della vita terrestre.

Ma se l’ingresso della morte nel mondo non si deve al peccato di Adamo, non c’è nessun peccato originale. E se non c’è nessun peccato originale, non c’è nessun bisogno di riscatto. E se non c’è nessun bisogno di riscatto, non è necessario nessun sangue innocente che con il suo sacrificio lo ottenga. Quindi Gesù non è morto per noi. La sua morte non fu riscatto, o espiazione, o soddisfazione, di nulla. La sua morte non era necessaria. Dio non mandò il Figlio a morire sulla croce. Gesù non volle offrirsi in sacrificio per noi.

Il cristianesimo paolino è costruito sul fondamento di un peccato originale bisognoso di un sangue altrettanto originale (il sangue del Figlio di Dio) per essere espiato. Oggi, dopo duemila anni, in tutto l’Occidente molti percepiscono l’insostenibilità di questa tesi e l’abbandonano, ed è per questo che oggi l’Occidente non ha più una religione. Il cristianesimo quindi è finito? No, è finito il cristianesimo paolino.

Occorre però precisare che il processo iniziato da san Paolo non era improprio dal punto di vista formale. Lo era dal punto di vista del contenuto per il suo volersi richiamare a Gesù, mentre con Gesù e la sua speranza, cioè la venuta del regno di Dio, aveva ben poco a che fare; ma dal punto di vista formale era corretto; anzi, necessario. Era necessario infatti procedere oltre Gesù se si voleva salvare il contenuto sostanziale del suo annuncio, cioè la speranza nella vita e nella sua giustizia. Intendo dire, in altri termini, che è impossibile «tornare a Gesù», come propongono molti tra cui Hans Küng; è impossibile cioè riprendere la visione del mondo del Gesù storico, attendendo, così come l’attendeva lui, il regno di Dio. Occorre piuttosto seguire il metodo di san Paolo e procedere oltre, ovviamente anche oltre san Paolo, avendo fiducia nella potenza ispiratrice dello Spirito Santo che muove il mondo e le nostre anime in esso».

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