Commento al Vangelo di Don Giuliano: II DOMENICA DI PASQUA

DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA.

La pagina odierna del Vangelo è carica della potenza della risurrezione; il Signore risorto visita i discepoli donando lo Spirito e la pace. La pace è un dono divino agli uomini come lo era stato nel momento dell’Incarnazione a Natale; la pace coincide con la presenza di Dio, “Cristo è la nostra pace”, scrive San Paolo agli Efesini (2,14). La pace è Dio. La pace pasquale non è un dono statico, ma dinamico, è destinato ad una reazione a catena: da Gesù, ai discepoli e a tutti coloro ai quali i discepoli la porteranno, fino a giungere a noi. Assieme alla pace il Risorto dona lo Spirito per riconciliare l’umanità peccatrice con Dio. La formula assolutoria del sacramento della riconciliazione termina col concedere il perdono e la pace in quanto agisce Dio. Non c’è pace nel mondo perché non viene comunicato Dio, non viene comunicata la resurrezione di Cristo e a causa di ciò non si concretizza quella comunione definita “essere un cuore solo e un’anima sola” presente in Atti degli apostoli (prima lettura). Augurare la pace equivale a portare la presenza di Dio nelle situazioni che viviamo. Senza la pace, non solo la guerra vince, ma vince il male; senza Dio il male acquista potere. L’uomo senza guida perde il controllo di sé stesso, perde l’orientamento ricevuto dai comandamenti che, come dice l’apostolo (seconda lettura), non sono gravosi, sono da accogliere e vivere con umiltà. Dato che la pace del Signore risorto viene consegnata in un contesto comunitario, nel contesto della chiesa, qui entra in gioco la vicenda di Tommaso la cui assenza mette in evidenza anche la difficoltà dei discepoli nell’essere convincenti, segno questo della debolezza della chiesa, non solo di allora, forse dovuta al fatto che la pace non regnava sovrana nei loro cuori. Ciò la dice lunga sull’incapacità collettiva della chiesa che è la somma di tante individualità non convincenti; significa che ognuno di noi ha una grande responsabilità in merito.  Tornando a Tommaso, dopo otto giorni il Signore appare nuovamente nel cenacolo; i toni usati dall’evangelista non sono da resa dei conti, ma da Maestro quale egli è, Egli ripete semplicemente il saluto fondamentale: “pace a voi”. I segni della crocifissione sono rimasti incisi nella carne di Gesù, sono segni della sua Pasqua. Tommaso ebbe modo di vedere e così di credere e riconoscere Gesù suo Signore e suo Dio e di aprire a tutte le persone la beatitudine della fede: “beati coloro che credono senza aver visto”. L’apparizione pasquale ci educa alla pratica del rispetto nei confronti di altri in presenza di divergenze e dubbi, occorre il rispetto dei percorsi di ognuno in attesa però – un’attesa nella speranza – , che ognuno possa sentirsi compreso e amato come avvertì dentro di sé Tommaso da parte Gesù.

Don Giuliano

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