Commento al vangelo di Don Giuliano : III DOMENICA DI PASQUA

III DOMENICA DI PASQUA

La Pasqua non è solo un evento da raccontare e da rileggere nel Vangelo, è un evento da vivere in quanto la Pasqua è entrata a far parte della nostra vita attraverso i sacramenti. Siamo d’accordo nell’affermare le difficoltà nel credere (prima lettura), ma dobbiamo anche dimostrare l’impegno e l’interesse verso Dio, altrimenti non diamo concretezza alla nostra fede. I giorni della resurrezione furono accompagnati da comunicazioni varie, quelle delle donne, dei discepoli di Emmaus, situazioni concitate dove molti dubbi e poche certezze lottavano fra loro. Quando Gesù apparve nel cenacolo al gruppo dei dodici, questi si mostrarono impauriti, ma Gesù non smise di volergli bene, anzi dimostrò la sua risurrezione con il suo corpo che portava i segni delle ferite e anche nel chiedere un pasto. Il Signore cercò di vincere quelle esitazioni e dubbi che ancora trafficavano i pensieri dei discepoli. Ciò che era stata una esperienza drammatica ai loro occhi, disse loro il Signore, doveva accadere (così anche si afferma nella prima lettura). Per i discepoli allora, e per noi oggi, si ripete tale situazione: si riconosce la presenza di Gesù nell’ascolto della sua Parola e nello spezzare il pane. Gesù lo si riconosce anche attraverso azioni concrete: nella maggioranza dei casi si tratta di azioni verso il prossimo che mettono in evidenza la preoccupazione, l’impegno e l’interesse nel fare opere buone nel seguire i comandamenti (seconda lettura). Il vivere la propria esistenza correttamente da un punto di vista di rispetto e osservanza delle regole non è però sufficiente per concorrere al riconoscimento della presenza di Dio. Dio lo si percepisce quando si toccano e si vedono riprodotte le sue azioni e i suoi atteggiamenti come il perdono, lo stare vicino ai bisognosi, ma anche in quei gesti che evocano l’amore verso il Padre e verso la comunione come nel caso della partecipazione ai sacramenti. In questo modo il Signore non si identifica in un fantasma, in un miraggio o nel frutto di una speranza umana o un simbolo, ma in circostanze e persone che ne rivelano la presenza riconosciuta dal cuore, dalla coscienza e condivisione familiare dalla quale come comunità cristiana non ci possiamo escludere.

Don Giuliano

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