CORPUS DOMINI

Mi auguro che le celebrazioni delle Prime Comunioni siano state partecipate e seguite. Sicuramente i celebranti avranno fatto di tutto per riuscire a far entrare dentro il significato di questo sacramento così intimo. Altrimenti se la partecipazione è stata quella del pranzo e della scroccata vuol dire che è stato un fallimento. Si crede che la Chiesa svolga un ruolo importante nella società, ma spesso la si accomuna ad una agenzia di servizi, dove ogni tanto è bene partecipare soprattutto se ci sono eventi come l’amministrazione dei sacramenti o le grandi festività dove si casca in piedi: chiese addobbate, liturgie super organizzate, partecipazione più numerosa del solito. Se fosse così abbiamo capito male, abbiamo sbagliato tutto. La celebrazione del Santissimo Corpo e Sangue di Gesù mette al centro la motivazione di fondo per la quale ci ritroviamo in Chiesa in qualsiasi occasione: per celebrare l’alleanza con Dio, per celebrare la comunione con Lui e con tutti, per rinnovare il proprio compito di credente con i piedi su questo suolo con il cuore rivolto a Dio. L’antica alleanza esprimeva un legame sacro che veniva sancito con il sacrificio dell’animale il cui sangue veniva usato, una parte per benedire il popolo e con l’altra l’altare segno visibile che contraddistingueva tale rapporto. Con l’incarnazione di Gesù tutti i segni antichi vennero assimilati in Lui, Egli divenne vittima, altare e sacerdote (ci ricorda la liturgia), Egli si fece corpo e sangue per raggiungerci, consacrarci e per destinarci alla vita eterna. Non partecipiamo superficialmente l’Eucarestia, accogliamola per divenire anche noi comunione, non rinunciamo a sfamare la nostra esistenza di eternità; quella del Signore non è solo una promessa è già una realtà che abita l’umanità. Come l’azione dello Spirito trasforma il pane e il vino in Corpo e Sangue di Cristo, così l’Eucarestia trasformi la nostra vita in ciò che essa è: dono di amore e bellezza della presenza divina.
Don Giuliano
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