X DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Gesù porta avanti la sua testimonianza, affrontando le incomprensioni da parte di tutti, compresi i suoi familiari, segno che aveva oltrepassato una certa normalità e aveva squilibrato i rapporti. Questo è ciò che provarono i suoi discepoli di ieri e anche quelli di oggi: le persone che si dichiarano cattoliche vengono giudicate come Gesù, un po’ “fuori”, fuori dagli schemi convenzionali; in questo caso dobbiamo agire come Gesù, non farci scalfire e condizionare nella propria identità. Gesù ci introduce in una mentalità nuova capace di conoscere il bene e il male in modo più profondo. La risposta secca e dura riguardo ai familiari che lo cercano compresa la madre, da una parte mostra l’ampliamento della sua famiglia composta da coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Dio, dall’altra emerge il motivo della sua durezza che è quello di andare oltre la dimensione domestica della salvezza verso la direzione ampia della chiamata universale. Anche queste parole di Gesù se pur dure vanno ascoltate con fede la quale non esclude lotte e contraddizioni, dubbi e crisi per confluire poi in quella accoglienza e quell’amore che tutto supera, che tutto sopporta. Non sarà facile affrontare la lotta contro il male. San Paolo (seconda lettura) ci dice di non fermarsi ai fallimenti, non fermarsi per pigrizia, non fermarsi e basta, ma andare aldilà delle negatività che vediamo, mai scoraggiarsi. Su un altro passaggio presente oggi nel Vangelo qualcuno potrebbe ironizzare del fatto che nessuno pronuncia bestemmie contro lo Spirito Santo; praticare questo peccato risulta imperdonabile in quanto significa non riconoscere il bene che Gesù stesso è venuto a portare in mezzo a noi. Si tratta di un peccato che molti commettono senza accorgersene, nel modo più subdolo possibile, di modo che chi lo commette non ha coscienza di ciò che fa. È questo sovente il modo in cui il demonio si impossessa della vita delle persone, del loro tempo e delle loro capacità, le imbriglia in una rete dalla quale è difficile fuggire. Tale condizione porta anche a giustificare i propri comportamenti per lo più negativi come quando qualcuno ci dice che non può dedicarsi alla carità, o alla vita di fede, o a praticare la chiesa, motivando queste omissioni con altrettante circostanze che, al contrario, lo tengono impegnato. In questo caso le persone si confrontano con regole ed indicazioni morali, ma poi finiscono col cedere scegliendo altro da fare. Cerchiamo di non offendere l’operato e la persona dello Spirito Santo, ma preghiamolo affinché soffi la vita di Dio dentro ciascuno per poter fuggire lontano dalle morse mortali del male. Che il nostro sguardo rimanga fisso su di Lui, non perdiamo mai di vista la meta della nostra speranza: il regno di Dio da ora in poi.
Don Giuliano
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