XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

L’annuncio del Vangelo, così come la sua accoglienza è cosa seria, addirittura vitale; non si può affrontare con superficialità. Per portare a tutti la lieta notizia Gesù non sceglie dei professionisti della comunicazione, sceglie persone molto semplici, ma di una semplicità credibile, una semplicità che mette in evidenza il rapporto con il maestro, basato sulla fiducia. Ciò che il Signore chiede ai propri discepoli è quello di mantenere un profilo basso, accompagnato da segni essenziali per non inquinare o addomesticare il messaggio altrettanto essenziale dell’annuncio del Regno. Non possiamo indugiare nell’accogliere il messaggio cristiano, c’è bisogno di farlo nostro e di mostrarlo con i fatti più che con le parole. Non siamo dei ripetitori, ma dei praticanti di quella realtà, il Regno, che accompagna la vita terrena di ciascuno di noi e porta la sua felicità, la sua consolazione, la sua pace. Il Signore con sincerità non tralascia i particolari circa la modalità dell’annuncio compresi quelli che riguardano le difficoltà e gli insuccessi. Il Signore li ha vissuti in prima persona: anche lui ha sperimentato le crisi, le delusioni, i tradimenti, lui ha vissuto sulla sua pelle tutto questo. Dalla prima lettura apprendiamo che Dio sceglie pastori e contadini per diffondere la sua Parola non per sminuire il messaggio, ma per renderlo accessibile a tutti. Dopo l’ascolto, investiti dal dono della grazia, segue la nostra testimonianza. Ma Gesù sceglie anche me? Sì, risponde San Paolo (seconda lettura) perché fai parte già di persone alle quali è giunta la sua grazia; occorre accoglierla e non rifiutarla e non rimandarla. La chiesa non è Gesù, ognuno di noi non è Gesù, ma Gesù transita attraverso la chiesa, attraverso ognuno di noi. Confrontiamoci più spesso fra noi sulla Parola e parliamone con gli altri, abbiamo tutti la missione comune di ricondurci a Cristo; il guardare altrove non ci salva, ma ci disperde. Anche se oggi abbiamo tanti mezzi e strumenti per comunicare, l’annuncio del Vangelo è sempre quello di sempre, accompagnato da gesti di fede e di speranza. Non tiriamoci indietro, imitiamo il profeta Amos, andiamo avanti nonostante le resistenze altrui e anche nostre. Viviamo nella gioia la nostra missione comunicando il Regno di Dio con libertà e nella libertà. In questo modo il maligno sarà contrastato e con l’aiuto di Dio la società potrà guarire dai suoi mali.
Dom Giuliano
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