Commento al Vangelo di Don Giuliano : XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Lo sguardo di Dio è uno sguardo che ama le proprie creature per le quali Egli è il primo a volerne di esse la felicità. Per bocca del profeta Geremia, Dio interviene contro la dispersione e le divisioni fra i popoli annunciando la venuta di pastori e di un re che eserciterà il diritto e la giustizia. Riconoscere Dio, pastore e Signore della nostra vita equivale ad avere in abbondanza i suoi doni, al contrario vuol dire perdere tutto. Anche nella seconda lettura San Paolo espone il progetto universale di salvezza che consiste nel seguire Cristo, colui che attraverso la sua morte ha annullato le distanze e le inimicizie, annunciando la pace a tutti, a vicini e lontani. Il brano evangelico si pone fra il ritorno della missione dei discepoli e la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Un momento transitorio, ma fondamentale per comprendere l’importanza sia della preghiera sia dell’azione. Gesù invita tutti noi a ritirarci in disparte, cioè accanto a Lui; si tratta da parte nostra di riposizionarci di fronte a Dio, troppe volte ignorato, troppe volte offeso, troppe volte abbandonato. Perdere Dio significa perdere noi stessi, affondare in una cultura di distruzione…rinunciare a proseguire di scrivere il Vangelo del Signore. Il riposo di cui parla il Signore non è quello che spesso consideriamo coincida con le vacanze estive, ma riguarda il fermarsi per ricentrare la vita alla luce del rapporto di fede con Lui; infatti queste parole vengono pronunciate alla luce del rapporto Gesù-discepoli, e pastore-inviati (viene utilizzato il termine apostoli). Il riposo secondo il Signore consiste nello stare con Lui. Quel giorno il riposo fu breve perché interrotto dalle richieste della folla. Questo passaggio del passare dalla preghiera all’azione a noi risulta spesso difficile, ma non per Gesù che svolge tutto questo in comunione con il Padre. Egli si commuove. Il guardare di Gesù vede le nostre povertà, vede il nostro inseguire sogni che non sono nostri e spendere il tempo, gli affetti e perfino la vita per molte cose insignificanti; desideriamo solo essere soddisfatti e inseguiamo mete irraggiungibili e miraggi deludenti. Gesù riempie con la sua Parola il vuoto di molte persone, oggi come allora. Prima di donare ciò che soddisfa il corpo Gesù dona la sua Parola che è un nutrimento di fronte a qualsiasi situazione essa venga pronunciata; ascoltiamola sempre, quando ci accarezza, quando ci abbraccia, quando ci riprende, quando ci critica e quando ci perdona. La sua parola proviene dalla sua commozione (nasce dalle sue viscere, il grembo materno di Dio), esprime l’intimo legame fra creatore e creatura: siamo suoi, non affidati al caso o all’influencer di turno, ma affidati a Lui. Dal mattino alla sera riflettiamo sempre a 360 gradi riguardo a ciò che facciamo. Andiamo in vacanza, ma non andiamo da soli, andiamo con Dio.

Don Giuliano

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