XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

La prima lettura ci insegna che il gesto della generosità raggiunge molte più persone di quanto si immagini; si tratta di gesti belli che scaldano il cuore, gesti nei quali interagisce e interviene Dio. Ciò ci ricorda che ogni opera buona da noi compiuta non è tutta farina del nostro sacco, o meglio: noi mettiamo qualcosa, quello di cui disponiamo, poi Dio fa il resto. Il resto è tanta roba. Questo è richiamato nel brano del Vangelo dove l’aspetto eclatante e straordinario del miracolo ci travolge, tanto da travisare, come avvenne, il significato riducendolo ad un fatto magico. L’evangelista Giovanni ci fa percepire il significato eucaristico di questo miracolo in cui i limiti dei ragionamenti e delle azioni vengono superati dai gesti di Gesù assieme ai discepoli. A Tiberiade cinque pani e due pesci non bastano per sfamare migliaia di persone, sono insufficienti in modo spropositato, ma qui interviene la pedagogia di Gesù che mette alla prova i discepoli per affrontare la questione del pasto, poi giunge un ragazzo che ha solo cinque pani e due pesci. Ah! Se non ci fosse stato quel ragazzo! Gesù ricerca la disponibilità, poca o tanta che sia in ciascuno di noi circa i mezzi e il proprio servizio. Anche noi se non ce la facciamo a dare tutto, impegniamoci a dare qualcosa…la parola d’ordine è con-divisione. La nostra ricchezza si misura dalla nostra capacità di donare. Così quell’accogliere e rendere grazie da parte di Gesù, quel distribuire, passando il cibo di mano in mano da parte dei discepoli, resero possibile il miracolo. Si tratta di un riferimento chiaro alla Cena che di lì a pochi giorni Gesù avrebbe consumato con i discepoli nella quale avrebbe donato la sua vita per soddisfare la fame dell’eternità. Il donare e il donarsi porta frutti inattesi ogniqualvolta ciò venga fatto in riferimento all’Eucarestia. Gesù, annota il Vangelo, sapeva quello che stava per fare, il suo riferimento era in lui chiaro; anche noi cerchiamo di collegare il nostro modo di agire con la carità eucaristica. In realtà quella sera fu già celebrazione dell’Eucarestia. L’Eucarestia è un cibo abbondante e sproporzionato rispetto alla nostra fame in quanto è presenza di Gesù non in mezzo a noi, ma dentro di noi. Nonostante ciò, la folla interpretò quell’avvenimento come uno spettacolo, idolatrando la figura di Gesù. Il potere di Gesù non consiste nell’accettare il ruolo di un re terreno, ma nell’essere dono per tutti, essere nutrimento per tutti. Ancora perdura l’incomprensione di quel miracolo, l’umanità continua a morire di fame fisiologica e anche di fame esistenziale; continuiamo a perderci nella ricerca di ciò che non appaga e non sazia e così gradualmente ci mangiamo la nostra vita, il dono stesso che Dio ci ha dato e in questo caso non avanzerà niente.
Don Giuliano
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