Commento al Vangelo di Don Giuliano : XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Siamo capaci di conoscere gli avvenimenti della vita di Gesù, ma non riusciamo a leggerli in profondità. Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci come altri miracoli non era fine a se stesso, non serviva per mostrare la potenza di Dio, ma per insegnare la disponibilità, il servizio, la generosità. Quel segno fu anche l’occasione per introdurre un discorso importante come quello che riguarda l’Eucarestia, il Corpo di Cristo, il Pane di vita eterna, un discorso che ancora non abbiamo compreso, non abbiamo fatto nostro, nonostante si celebrino le feste della prima comunione con tutti gli eccessi del caso: grandi regali, ricche celebrazioni, pranzi, ecc…Il fatto della continua non partecipazione alle Messe, preferendo altre attività domenicali, la dice lunga rispetto alla totale incomprensione del discorso odierno di Gesù. Senza l’Eucarestia l’umanità, qualsiasi cosa faccia o preferisca, non sarà mai sazia e soddisfatta di ciò che umanamente può raggiungere. Si tratta di un passaggio simile al precedente incontro con la samaritana verso la quale Gesù aveva affermato che chi avrebbe attinto acqua a quel pozzo avrebbe avuto ancora sete, (anche Dante ricorda tale passaggio “la sete natural che mai non sazia”, canto XXI Purg.) chi invece avesse bevuto l’acqua viva che Gesù avrebbe donato non avrebbe avuto sete in eterno. Infatti sia la samaritana che aveva detto: dammi sempre di quest’acqua (perché non continui a venire in questo posto) sia i discepoli che chiedono ora a Gesù di dare loro quel pane che Lui dice di essere, conferma l’interesse nei confronti di Gesù che risponde: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”. Nella risposta di Gesù c’è un chiaro invito ad avvicinarsi e credere in Lui, alla sua Parola. Ciò che è comprensibile dal punto di vista discorsivo, –  e molti sono abbastanza convinti durante una prima comunione: bambini, genitori, parenti, comunità, – non lo è da parte di tutti nel fare proprie tali affermazioni, tanto da incidere sui propri comportamenti. Cosa occorre fare? Attendere che ogni persona sbatta il muso sulla precarietà delle proprie finalità umane? Non si può costringere nessuno a credere, si può manifestare con gesti e parole ciò in cui crediamo affinchè, iniziando dalle persone a noi vicine, venga compresa la sterilità e superficialità di certe scelte che la società propina, ovvero, che tutto ciò che è altro rispetto al messaggio cristiano fa parte dei “vani pensieri” come li chiama San Paolo nella seconda lettura. Così è la storia dell’umanità, sempre alla ricerca del nuovo, ma quando questo gli viene incontro non viene accolto. Detto questo occorre allontanarsi dai vani pensieri, non vivere da pagani seguendo i propri istinti, ma rivestirsi di Cristo, l’uomo nuovo che ci rende tutti uomini nuovi.

Don Giuliano

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