XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Dopo diverse domeniche si conclude oggi la lettura continua del sesto capitolo del Vangelo secondo Giovanni. Di fronte al difficile e lungo discorso di Gesù sull’Eucarestia si tirano le somme e molti dei discepoli di Gesù lasciano, abbandonano la sequela. Prevale, come spesso accade, il desiderio di realizzarsi, di conseguire una certa felicità cercando di allontanarsi da una esistenza impegnativa come quella prospettata dal Signore. Perciò è meglio ritirarsi finché siamo in tempo. Perché impegnarsi in parrocchia, nel catechismo, nei gruppi di preghiera o di carità? E ancora perché impegnarsi in famiglia nel sostenere e testimoniare il proprio credo cristiano quando o il marito o la moglie o i figli seguono altro, ovvero le tendenze della società del benessere e del piacere, edonismo, consumismo, materialismo, etc…? Ma non voglio esasperare il discorso indicando la società come causa di allontanamento dal Signore, rimaniamo su quella che è la strada intrapresa dalle persone della comunità, in particolare i genitori che dopo aver accompagnato i propri figli ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e magari essersi riavvicinati alla vita della comunità, gettano la spugna perché sopraffatti e sfiduciati vista la debole sequela e la flebile incidenza della testimonianza cristiana nel mondo e nella chiesa. La durezza del proprio cuore oltre a chiudere il rapporto con Dio può trasformarsi in un vero e proprio voltafaccia e tradimento che allontana drammaticamente dal rapporto con l’amore di Dio, significa cadere nell’errore del peccato antico, della ricerca dell’autonomia e autosufficienza. Circostanza amara questa, ma simile a quella vissuta dal Signore “molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”. Il Signore non si è fatto mancare nulla riguardo all’esperienza del fallimento, dei bocconi amari, della crisi; nonostante ciò quell’esperienza è servita per rilanciare una verità che non possiamo trascurare, né eludere: “è lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla” e formulare quella domanda esistenziale e radicale rivolta a ciascuno di noi: “volete andarvene anche voi?”. Si tratta di decisioni che non contemplano compromessi, si deve decidere chi seguire, chi servire (prima lettura). Qui sta la conclusione di un capitolo impegnativo che lascia piena libertà nella decisione di seguire il Signore, consapevoli di attraversare momenti faticosi e critici; qui sta la fiducia o la sfiducia verso la Parola di vita eterna utile per la nostra vita quotidiana.
Don Giuliano
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