XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Nel guardare i comportamenti in generale delle persone si nota quanta agitazione vi sia nel cercare di raggiungere posizioni sociali più alte, posizioni affettive, lavorative; in un modo o nell’altro si rincorrono le logiche economiche in quanto si crede che con il denaro si possa fare di tutto e di più. Comportamenti del genere mortificano la vita invece di promuoverla; le persone sono disposte a fare sacrifici pur di raggiungere scopi che spesso finiscono con il deludere le attese. Riecheggiano le parole della seconda lettura che parafrasando affermano che la gente si affanna a cercare, ma non trova un bel niente, si affanna a costruire ma ciò che raggiunge non soddisfa appieno. Ciò accade perché non riconosciamo e mettiamo gli elementi al posto giusto. Viene detto che prima viene la salute e poi il resto, ma lo diciamo solo quando la salute viene meno; diciamo che ci interessa anche la fede perché questa dà una certa forza per affrontare le difficoltà, ma non essendo questa una preoccupazione primaria, alla fine perdiamo anche quella poca che pensavamo di avere. Siamo davvero squilibrati: dovremmo essere meno eccessivi nella ricerca spasmodica e nell’affermazione del proprio io e più disposti a non farci mancare ciò che è essenziale: accogliere l’amore di Dio. Invece stando così le cose a questa umanità mancherà sempre la pace, sia quella fra i popoli che continuano a mietere vittime a dismisura, sia quella causata dalle ingiustizie nei confronti dei popoli più deboli e poveri come se ci fosse in atto quell’accanimento che è descritto nella prima lettura, e infine quella pace che il nostro buon Dio ci ha donato da tempo attraverso la Pasqua, in ordine al mondo, alle relazioni, alla vita nascente e al cuore. In questo caso siamo punto e a capo ogni qualvolta ci dimentichiamo di Lui, ci dimentichiamo di avere un cuore e naufraghiamo in situazioni, non sappiamo neppure quali, perché appunto siamo schiacciati dalla nostra stessa indifferenza e capacità di reazione. Anche noi percorriamo la strada della nostra vita cercando di fare graduatorie circa l’importanza o meno di noi stessi e degli altri, continuiamo a misurarci su aspetti che non sono principali, ma falsi e ambigui. Oggi Gesù ci aiuta, ci dà una mano ci dice qual’ è il criterio per misurare la nostra vita: la semplicità, la bontà del cuore, e l’accoglienza dell’altro e di Dio. Aiutiamoci a riconoscere la presenza di Dio negli incontri con l’altro perché succede sempre che ci fermiamo all’umanità e questo non è sbagliato, ma rappresenta la metà della strada; aiutiamoci a terminare il percorso del riconoscimento di Dio in quelle situazioni di bisogno e accogliere Dio nell’altro. L’accoglierlo non pregiudicherà l’accoglienza da parte sua nei nostri confronti.
Don Giuliano
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