XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il Vangelo di oggi è preciso nel denunciare la durezza del nostro cuore. Abbiamo il dovere di ammettere questa durezza pur desiderando la docilità che ci viene richiesta. Rileviamo il nostro cuore duro nei confronti di Dio, nei confronti degli altri, nei confronti di coloro che appartengono alla nostra stessa famiglia. Dovremmo chiederci come mai tutto questo? Il nostro cuore rispecchia la nostra vita, risente di tutti quei condizionamenti che provengono dal mondo che lo rendono sempre in lotta, sempre inquieto. La scelta sacra dell’unione dell’uomo e della donna, della creazione della famiglia viene spesso pregiudicata dai nostri comportamenti e anche da pensieri che non riferiscono a Dio l’origine della nostra esistenza, e tenendo fuori Dio si perde la rotta, si cerca di risalire la corrente ma non siamo salmoni e spesso non ci riusciamo e ci abbandoniamo a noi stessi. Abbiamo purtroppo creato tanta distanza fra noi e Dio che non siamo sufficientemente coscienti di ciò che andiamo a fare o a scegliere nel momento in cui per esempio celebriamo il sacramento del matrimonio. Nel rispondere “si” non siamo coscienti di rispondere “si” a Dio prima che all’altra persona, rispondiamo a noi stessi, non consideriamo quella scelta una risposta alla nostra vocazione pur avendo partecipato agli incontri di preparazione (questo vale anche verso coloro che scelgono il sacramento dell’ordine sacro). Dai rapporti difficili che viviamo con il prossimo ci rendiamo conto che siamo molto deboli riguardo alla formazione del nostro cuore e siamo proprio noi stessi la causa degli infarti verso di noi e verso gli altri. Gesù invita a recuperare la condizione di partenza, quella dei piccoli, dei bambini, della semplicità, di coloro che possiedono un cuore ancora incontaminato, ma verso il quale non va persa l’attenzione; ricordiamoci che siamo fragili e la fatica della formazione diventa oggi sempre più forte. Ciò che conforta nel vedere tante unioni spezzate o ricostruite è il fatto che Dio non abbandona nessuno perché Lui è l’amore, quello vero, quello fedele non come il nostro che lo chiamiamo amore, ma non lo è. A tutti noi, a me per primo, dico di recuperare davvero la semplicità, di coltivare il rapporto con Dio, di impegnarci a purificare gli sguardi, i pensieri, e soprattutto praticare l’amore perché anche noi siamo stati creati poco meno degli angeli e benedetti e santificati dalle sofferenze di Cristo, destinati per mezzo di lui alla Gloria. Non gettiamo via la nostra fatica, il nostro lavoro, la nostra vita: abbracciamo Dio con quella tenerezza con cui abbracciamo i figli soprattutto quando bussano alla porta del nostro cuore.
Don Giuliano
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