Commento al Vangelo di Don Giuliano : XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Cosa chiede l’uomo o la donna di oggi al Signore? Quali sono i desideri delle persone? È probabile che molti optino per situazioni terrene che riguardano la ricchezza, il potere il piacere. In questo preciso periodo storico se il Signore ce lo chiedesse risponderemo in tanti: la pace! Poi seguirebbero altre cosette fra cui la salute, oppure il successo, ma rimarremo, magari senza accorgercene, nell’orizzonte terreno. Come mai? Perché è molto difficile alzare lo sguardo o guardare dentro di noi; siamo assuefatti dalle condizioni materiali di questo mondo che non riusciamo a fare il salto qualitativo della spiritualità. La Parola di Dio oggi, in occasione dell’inizio delle attività del catechismo con il coinvolgimento dei ragazzi, dei genitori e della comunità, assume una particolare importanza ed efficacia diretta. La Parola è viva perché è Dio che parla quotidianamente all’umanità, ci aiuta a discernere i pensieri del nostro cuore, ci aiuta a scoprire la verità di noi stessi, anche quelle spiacevoli e dolorose come l’egoismo e le cattiverie. Per questo motivo l’antico autore sapienziale invece di chiedere doni materiali chiese la sapienza, la capacità di leggere e fare scelte nella vita che realizzano profondamente se stessi in rapporto all’amicizia con Dio, un legame viscerale e profondo più prezioso di qualsiasi altra cosa presente in questo mondo. Infatti la Parola di Dio ci ricorda che il legame con Dio è posto come condizione primaria rispetto a tutto ciò che circonda la nostra esistenza. Quel tale che nel Vangelo chiede ciò che noi non pensiamo di chiedere, ovvero la vita eterna, aveva seguito niente poco di meno che tutti i comandamenti, che sono il tramite per raggiungere la salvezza, questi era una persona pia, veramente un grande, ma di fronte alla richiesta di Gesù: “una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”, se ne andò via, triste. Quando non si accoglie l’amore sopraggiunge la tristezza. Eppure Gesù gli aveva detto che gli mancava solamente questa cosa; se penso a me stesso chissà che lista di cose mancanti viene fuori. Esiste una paura istintiva di fronte al dover abbandonare quello che abbiamo, ma quando si risponde “si” a Dio tutto diviene relativo: ciò che abbandoniamo non le perdiamo in quanto al loro posto subentra Dio e Dio riempie tutto e di più. Altra cosa sorprendente, forse non più di tanto, è quella che riguarda l’ammirazione di Gesù verso quel tale, così tanta da guardarlo con amore. Quando penso a quel momento registrato nel Vangelo credo che questo sia l’atteggiamento costante di Dio verso ogni creatura. Chissà quante volte Dio ci ha guardati così e magari i nostri sguardi non si sono incrociati perché guardavano altrove, distratti. Non dimentichiamoci che Dio ci guarda davvero attraverso gli sguardi del prossimo e le parole che seguono sono dirette a tutti: vieni e seguimi.

Don Giuliano

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