XXIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Dopo l’ennesimo annuncio della passione e morte di Gesù, la reazione dei discepoli è sempre quella mossa dall’istinto e in questo caso dalla presunzione e da una sfrontata ambizione. Di fronte alla richiesta di Giacomo e Giovanni che aveva scandalizzato gli altri discepoli, Gesù parla di Eucarestia e di Battesimo come condizioni accessibili e opportunità che accompagnano l’esistenza di ciascuna persona. Sedere alla destra o alla sinistra del trono del Figlio di Dio è decisione del Padre. La nuova logica che Gesù cerca di insegnare ai discepoli è quella del servizio, supportato dall’aiuto costante di Dio che non ci lascia da soli. Oltre ad accogliere i sacramenti sopra menzionati occorre viverli: nel Battesimo è inserito il nostro coinvolgimento nella morte e resurrezione di Gesù, un legame che ci accompagna nella vita terrena che ci spinge a vivere la fiducia nel Signore, alimentata dalla partecipazione eucaristica. Quando ascoltiamo queste risposte puntuali e impegnative di Gesù ci accorgiamo anche noi di commettere il cosiddetto peccato di presunzione, ovvero quel peccato che ci fa percepire il privilegio di essere cristiani tanto da sentirsi superiori nei confronti di altri, siano questi appartenenti ad altra religione, siano coloro che pur essendo cristiani non praticano. In risposta alla nostra presunzione e alla nostra ipocrisia valgono i consigli espressi nel Vangelo: farsi servitori gli uni degli altri. Gli esempi di bene operati dalle persone diventano segni che ci richiamano all’uso del nostro tempo, delle nostre risorse e capacità per favorire quel clima di comunione che ci contraddistingue: “tra voi però non è così”. Abbiamo il dovere di interrogarci riguardo al nostro essere comunità, sicuramente fragile e debole come all’epoca di Gesù; inoltre non possiamo permetterci incertezze qualora dubitassimo del legame profondo che si è creato fra noi e Dio dal battesimo ad oggi. Ciò che siamo diventati nel battesimo va vissuto nell’assecondare la volontà dello Spirito che ci chiama a trasformarci continuamente e a non sentirci arrivati, ma sulla strada, o meglio, immersi nel mare spesso tempestoso dell’esistenza, ma certi dell’aiuto del Signore e così destinati al suo Regno. Il Signore attraverso i sacramenti opera un servizio d’amore verso di noi, cerchiamo di cogliere questo suo atteggiamento, lasciamoci da Lui servire, comprenderemo anche noi come servire gli altri restituendo amore nei suoi confronti tramite il servizio ai fratelli. Ognuno di noi non ha che da imparare: se serviamo solo noi stessi fuggiamo i compiti che ci sono stati affidati e naufragheremo davvero nel caos di questo mondo. E allora preghiamo: Signore non è importante il posto che ci assegnerai, perché già è tanto il tuo amore; aiutaci a meritare il tuo Regno. Amen.
Don Giuliano
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