XXXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

A cosa può servire conoscere una risposta, ma non comprenderla, non viverla quando questa è una risposta importante, compendio di tutti i comandamenti? Conosciamo tutti la risposta di Gesù allo scriba che fece la domanda riguardo a quale fosse il primo fra tutti i comandamenti: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Bello a dirsi ma difficile a farsi, questo benedetto comandamento ci mette tutti in riga perché dare il primato a Dio non entra facilmente nel nostro cuore. La comprensione del comandamento è preceduta dall’atteggiamento dell’ascolto (preghiera quotidiana dell’ebreo). Prima di amare è necessario sentirsi amati, l’amore s’impara accogliendolo, ma purtroppo quando non c’è amore difficilmente riusciamo ad impararlo. Prima di arrivare all’equazione Dio=amore ce n’è di strada da fare, c’è da passare attraverso la strada umana quella delle persone, l’amore verso Dio non è un semplice volo sentimentale, ma qualcosa di concreto. La credibilità, l’atterraggio della fede quale dono di Dio passa attraverso l’impegno di ciascuno, dagli esempi che abbiamo accolti e rilasciati intorno a noi. Avvertire l’amore di Dio risulta complicato in quanto è diventata la nostra società complicata che ha trasformato completamente la nostra capacità recettiva. Ci siamo dotati di molti filtri e quando anche l’annuncio di una Parola come quella di oggi ci arriva addosso questa rimbalza. Anche nei confronti di regole o norme della chiesa ognuno le filtra e giustifica i propri comportamenti a modo suo. Anch’esse hanno bisogno di essere ascoltate con onestà, elaborate con carità. Succede che abbiamo paura della Parola perché ci sembra interferisca con la nostra libertà, la subiamo come giudizio e condanna tanto essa è chiara. Eppure quando giungono a noi parole e gesti d’amore non dovremmo accorgerci quanto sia bello e altrettanto lo sia rispondere? Come fare? Come ci ha detto Gesù, amare Dio attraverso il prossimo, amare il prossimo attraverso Dio; questa è la risposta. Come lo fu quella di Madre Teresa a chi le chiedeva il motivo di tutto il suo impegno; lei rispondeva che lo faceva per amore. Non si ama il prossimo a comando, ma perché ci sollecita il cuore e perché nell’uomo c’è Dio; chi ama l’uomo, lo sappia o no, ama Dio. Non dobbiamo fare dei sacrifici per Dio, non ne ha bisogno, ma agire in nome suo, manifestare la sua vicinanza a tutti. Confermiamo la nostra fede, confermiamo il primato dell’amore di Dio su tutto e usciamo oggi dalla chiesa accompagnati dalla frase di Gesù: “non sei lontano dal regno di Dio”; il fatto che ci manchi ancora qualcosa ci tenga impegnati nel nostro cammino..
Don Giuliano
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