IMMACOLATA CONCEZIONE

L’odierna liturgia esalta e ringrazia l’Immacolata Concezione di Maria. Sono proposte letture che evidenziano un contrasto per aiutarci a fare le scelte giuste, chiare, limpide, generose. Nella prima lettura si racconta la vicenda del peccato originale, prototipo di ogni peccato. Nel racconto della Genesi, l’uomo e la donna, pensando e centrando l’attenzione solo su sé stessi, senza dare ascolto a Dio, andarono incontro al fallimento accompagnato da pesanti conseguenze come la tristezza e l’infelicità. Il peccato deturpa la bellezza della vita. Nel Vangelo, Maria si comporta diversamente, si pone in atteggiamento di ascolto e servizio nell’accogliere dentro di sé l’amore di Dio. Questi atteggiamenti diversi, anzi contrapposti sono al centro della nostra riflessione. Da una parte una condizione confusa e oscura, conseguenza dell’aver assecondato il male, e dall’altra una situazione piena della grazia di Dio, luminosa, ricca di bene e d’amore. L’inganno da parte del maligno nei confronti della prima umanità fu quello di confonderla e tentarla con lo scopo di conseguire la stessa conoscenza e grandezza di Dio. Ancora oggi il male segue questo metodo, si inserisce nelle nostre debolezze grandi e piccole e le sfrutta, le addomestica a sé, affinché ognuno abbia la percezione di sentirsi onnipotente, ma non lo è. Maria ci insegna che non siamo Dio, ma siamo suoi strumenti, siamo a suo servizio, interveniamo nella sua opera tesa a far crescere la nostra amicizia verso di Lui e fra noi e lottare sempre per non diventare schiavi del male. Nel farsi serva, Maria ci insegna l’obbedienza; il suo è un esempio universale, per tutti. Si tratta della stessa obbedienza di Gesù nel momento del suo Natale terreno “egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2, 6-7). L’atteggiamento generoso di Maria nel pronunciare il proprio sì, ha generato in lei gioia, non la gioia del momento, ma una gioia profonda, radicata; non limitata alle sole emozioni temporanee, ma originata dal dono del proprio amore, “c’è gioia più nel dare che nel ricevere” (Atti cap. 20), una gioia fruttifera. Anche noi, non tiriamoci indietro, non seguiamo gli stimoli del momento; pronunciamo anche noi l’amore e la disponibilità nei confronti di Dio e dei fratelli, pronunciamo anche noi in modo responsabile il nostro sì quotidiano e per sempre.
Don Giuliano
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