Commento al Vangelo di Don Giuliano : Santo Natale 2024

SANTO NATALE 2024

Il Natale non è certo bello perché ci sono le luci, i regali, i pasti succulenti e i divertimenti; se così fosse emergerebbe la nostra incoerenza, e la nostra non buona fede. Pur in mezzo alle tribolazioni di questo mondo il Natale è sempre bello perché il Natale è Gesù. Il Natale ci invita a riposizionarci e a costatare quale sia la nostra condizione di vita. Così la nascita del Figlio di Dio ci invita a ripartire dalla famiglia, dai piccoli gesti, dalle cose piccole, da aspetti molto naturali e soprattutto umani: la vita, il suo concepimento, la nascita, il pianto di un neonato. Maria, che ci ha accompagnati durante l’avvento, con i suoi gesti di madre ci ha insegnato quale rapporto vivere con il Figlio di Dio. Avvolgere quel bambino in fasce è un segno di premura, di protezione al tempo stesso anche segno di una custodia. Pure noi dovremmo trattare similmente la nostra fede, custodirla e difenderla, fare in modo che non vada perduta o peggio ancora gettarla via come se non valesse niente. Ciò che noi dobbiamo gettare via è il male che corrompe e consuma le persone, non dobbiamo mai stancarci in questa lotta. Gesù bambino viene dalla madre Maria deposto in una mangiatoia, luogo dove mangiano gli animali della stalla e al tempo stesso la sua nascita è annunciata dal canto degli angeli: estrema povertà e grandezza della gloria di Dio. Quel bambino non nasce in un luogo qualunque, Betlemme è il luogo dove egli manifesta le sue credenziali intese come il nutrimento per eccellenza: il pane. Attraverso la sua incarnazione, Dio viene a sfamare l’umanità: Beit Lehem, in ebraico significa “casa del pane”, e il pane è il nutrimento legato al cammino, al percorrere la strada della vita. Singolare anche il fatto che Bayt Lahm, in arabo significhi “casa della carne”. Si tratta di una correlazione assai suggestiva, ma senz’altro proprio perché non si tratta di un qualcosa nato per caso, costituisce un elemento di attenzione e riflessione soprattutto nel pensare a quel pane-carne, corpo di Cristo eucaristico. La notizia della nascita viene comunicata ai pastori e non agli uomini di potere; in realtà quando questi verranno a conoscerla si organizzeranno per uccidere quel bambino per difendere il proprio potere; mentre i pastori rimanendo poveri ed emarginati saranno riempiti di gioia e consolazione, i potenti rimarranno schiavi della loro superbia e cattiveria. Il male divide, mentre l’amore unisce. Impariamo dai pastori l’essere aperti e capaci di apprezzare la novità di Dio che si fa uomo, che si fa uno di noi per farci come lui. Il Natale di nostro Signore ci richiama a condividere, ad essere solidali, a non essere e sentirsi soli, ad essere segni di speranza attraverso la concordia, la fraternità e attraverso la condivisione della fede e della carità. Si rinnovi con il Natale l’amicizia. Impegniamoci affinchè i legami comunitari non siano solo formali, ma veri e capaci di dare ad ognuno solidità di fede e grande, grande speranza. Buon Natale.

Don Giuliano

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