Commento al Vangelo di Don Giuliano : V DOMENICA TEMPO ORDINARIO

V DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Luca 5,1-11

Gesù entra nella vita delle persone, ci entra per dare forza, per dare speranza, ci entra per promuoverle, per farle fare un salto di qualità. La vita è sempre e comunque un qualcosa da affrontare e da vivere, constatando che non sempre con le proprie forze riusciamo ad ottenere successi, come nella vita del pescatore che pur affidandosi alla propria esperienza non riesce a prendere pesci. Nel brano odierno, il miracolo della pesca passa in secondo piano, è preceduto dalla presa di coscienza di Pietro che dopo aver ascoltato il discorso di Gesù maturò nei suoi confronti quella fiducia che gli fece accettare una proposta di improbabile realizzazione. Dopo che l’improbabile divenne possibile Pietro si riconobbe peccatore davanti a Gesù. Emerge già in questa pagina la franchezza e schiettezza di un uomo sincero che sapeva riconoscere i propri limiti, ma che soprattutto era stato attratto dalle parole precedenti pronunciate da Gesù alla folla. Anche la prima lettura tratta di una vocazione, quella di Isaia, che si riconosceva “uomo dalle labbra impure”, ma una volta purificato si rese disponibile per parlare ad un popolo altrettanto indegno e peccatore. A queste vocazioni, si aggiunge oggi anche la testimonianza di San Paolo (seconda lettura ); tutti siamo interpellati a rinnovare o ad accogliere l’invito di Gesù. Cosa facciamo una volta che il Signore sale sulla barca della nostra vita? Lo buttiamo in mare? Ci allontaniamo da Lui? La Parola è chiara, Gesù ci invita ad avere fede, ci infonde coraggio nel compiere qualcosa che oggi come allora ci sembra impossibile. Il nostro ritenerci indegni tradisce la nostra pigrizia o il nostro disinteresse verso gli altri. Ma come – ci domandiamo – noi dobbiamo salvare gli altri, che raramente se non addirittura mai partecipano a qualche liturgia o qualche Messa in chiesa; ma chi ce lo fa fare di esporci così? Eppure se accogliamo la Parola e l’amore di Dio, queste ci trasformano; solo se lo rifiutiamo rimaniamo fermi sulle nostre posizioni che rimangono circoscritte nei nostri limiti. È bene rispondere affermativamente alla chiamata del Signore. Siamo peccatori, ma con il desiderio di essere guariti e riscattati dal nostro peccato, non possiamo montarci la testa una volta detto il nostro sì perché è la volta buona che dimentichiamo di essere peccatori e accadrà che ogniqualvolta non ci impegneremo in questa missione equivarrà ad un tradimento bello e buono come accadde successivamente anche a Pietro. La missione di Pietro è anche la nostra e riguarda la salvezza delle persone: estrarle dalla profondità oscura del mare e riportarle alla luce.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑