Commento al Vangelo di Don Giuliano : VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il monito che proviene dalla prima lettura è chiaro: non possiamo confidare nell’uomo, o meglio, possiamo sperare in lui, ma non disgiunto dall’ascolto e dall’attenzione che l’uomo ripone in Dio; senza Dio non andiamo da nessuna parte, non c’è alcuna possibilità di salvezza. La liturgia della Parola ci propone di pregare Dio con il primo salmo, nel quale la via della beatitudine viene espressa per coloro che ascoltano e meditano la Parola di Dio e in Lui ripongono la propria fiducia. Nella pagina del Vangelo sono elencate le beatitudini e anche le condanne rivolte a chi confida solo in sé stesso e non lascia spiragli alla presenza divina, all’azione dello Spirito. La nostra condizione umana è molto fragile, e rischia di dissolversi nel momento in cui viene sovrastata dalla nostra superbia e autosufficienza.  Non possiamo definire le beatitudini come una bella poesia perché è molto di più, si tratta di un vero e proprio capovolgimento del vedere e giudicare la realtà che trova noi impreparati con il rischio di far cadere nell’ovvietà ogni singolo pronunciamento del Signore. Le beatitudini sono già in atto, occorre guardare la realtà con occhi diversi, rinnovati dall’ascolto della Parola che aiuta a leggere ogni realtà. Diversamente dal cap. 5 di Matteo, le beatitudini secondo Luca guardano alle situazioni concrete di difficoltà, sottolineano aspetti più marcatamente materiali. Questo ci invita a partecipare attivamente alle missioni di quelle associazioni che aiutano socialmente quelle persone che non hanno cibo, vestiti, abitazioni. Ci sentiamo con le spalle al muro perché questo Vangelo non ci lascia via di fuga, o meglio ce la lascia se, una volta coinvolti, facciamo nostre le ragioni e le lotte di quelle categorie scartate e emarginate elencate nel Vangelo. La condanna maggiore giunge qualora posti in condizioni favorevoli viviamo la vita egoisticamente e con indifferenza verso gli altri. Le differenze sociali esistono da sempre e Gesù le pone alla nostra attenzione perché intraprendiamo un cammino di attenzione e di generosità che esprima l’attenzione e la cura di Dio verso i poveri. Impariamo da coloro che hanno messo in pratica tutto questo come Marcello Candia che affermava: “Io non sono nulla. Sono solo un modesto strumento della Provvidenza” e “Non sono io che ho dato qualcosa, ma loro, i poveri, che danno a me”. Le beatitudini pronunciate così in modo lapidario ci dicono che se certe disuguaglianze non le risolverà l’uomo, lo farà Dio, ma i guai pronunciati nel brano di oggi non lasciano scampo, sono destinati a coloro che fuggono le proprie responsabilità. Non fuggiamo e qualora non ce la facessimo da soli aiutiamoci fra tutti nell’intervenire insieme.

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