VIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Questa ultima domenica del tempo ordinario che precede l’inizio del cammino quaresimale già introduce il tema dell’attenzione per vedere in noi stessi i propri difetti prima di giudicare quelli degli altri; in poche parole siamo invitati a vivere la vita nella verità e nel bene, cercando di superare la propria ipocrisia. Ognuno di noi conosce meglio di altri sé stesso e spesso succede che essendo molto lontani dall’ideale di persona che vorremmo essere ognuno cerca di nascondere i propri difetti, presentandosi agli altri in modo falsato. Così siamo soliti far ricadere su altri quelle colpe che magari sono nostre e, non solo, incolpiamo gli altri per le condizioni di disuguaglianze e ingiustizie che si vivono nella società senza da parte nostra fare niente. Questo è il contesto in cui si muoveva la critica di Gesù verso coloro che avevano il ruolo di insegnare ed educare il popolo alla giustizia e alla pace, ma con i loro comportamenti ipocriti tradivano i loro compiti. Nel brano del Vangelo Gesù utilizza degli esempi che ci aiutano a riflettere per poi seguirli. Innanzitutto non dobbiamo avere la presunzione di vederci chiaramente; spesso la nostra condizione è quella della cecità, non vediamo bene dove mettiamo i piedi, non vediamo bene la meta del nostro cammino. Sicuramente non vediamo bene perché siamo soliti criticare un qualcosa di piccolo nei comportamenti o vicende altrui senza accorgerci di quegli atteggiamenti enormemente sbagliati in noi. Questi giudizi oggi sono all’ordine del giorno soprattutto utilizzando i social in modo indiscriminato pur di colpire e affondare le persone, ma allo stesso tempo è anche un boomerang perché evidenzia ipocrisie e falsità in modo esasperato. Siamo tutti richiamati anche al rapporto con Gesù evidenziato nella relazione fra il discepolo e il maestro: se non pratichiamo il rapporto con Gesù perché abbiamo la presunzione di sentirci maestri già maturi ed indipendenti pure da Lui, non avremo mai modo di correggerci e di migliorare il nostro cammino e praticamente da soli ci perderemo. Così siamo perduti se non ci impegniamo a fare del nostro cuore uno scrigno di cose buone da diffondere attraverso le parole, i gesti e i comportamenti. Se la parola di Dio è capace di creare, di dare vita, anche le nostre parole sono strumenti non solo comunicativi, ma che danno vita, che creano relazioni che ci aiutano a conoscerci scambiandoci i contenuti del nostro cuore per cui prendiamoci cura del nostro cuore affinché in esso affondino radici di alberi buoni.
Don Giuliano
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