Commento al Vangelo di Don Giuliano: III DOMENICA DI QUARESIMA

III DOMENICA DI QUARESIMA

«Convertitevi, perché il regno dei cieli. è vicino!».

Nella vita è importante intraprendere la ricerca di Dio, riconoscerlo ed incontrarlo come Mosè sul monte Oreb e rispettare la sua autorità. Trattare Dio come se fosse uno qualunque squilibra la nostra identità; questo è il rischio che corre quella umanità che si sente superiore a tutto e a tutti e crede che la relazione con Dio – qualora essa venga affrontata – si giochi su piani secondari rispetto a quelli delle proprie scelte di vita. Non è così che siamo chiamati a vivere una relazione di ascolto, di attenzione e di amore verso Dio; rivendicare le proprie autonomie o i diritti della libertà è pericoloso per il credente e può compromettere le proprie responsabilità. Il Vangelo ci ricorda che occorre riflettere sul senso della propria vita in quanto questa è precaria a causa della nostra fragilità. Di fronte alla morte è legittimo porsi delle domande e cercare risposte che Gesù chiaramente distribuisce. Chi muore prematuramente, accidentalmente, a causa di malattie e sofferenze è forse più peccatore degli altri? Assolutamente no, dice il Signore, alla fine è cosa certa che la morte giungerà per tutti. Non possiamo scivolare solo su discorsi che parlano del destino, della fortuna o della sfortuna, ma accogliere l’invito del Signore al cammino di conversione, del credere a Dio, nel riporre in Dio e solo in Lui la speranza e la certezza della nostra salvezza. Il Signore, come credo ogni buon cristiano, rimane in attesa fiduciosa verso coloro che, per vari motivi non manifestano attenzione o ancora non hanno accolto la fede in Dio, ma tale attesa non deve essere passiva. Ovvero non si deve rimanere a guardare e giudicare il proprio vicino di casa se si comporta o meno come detta o consiglia il Vangelo, occorre intervenire come nella parabola interviene il vignaiolo: si prende cura del fico e così dobbiamo prenderci cura delle persone con impegno per favorire la presenza e crescita dei frutti. Importante: non è un problema di fede, ma di pratica del bene. È pur vero che laddove c’è la consapevolezza della fede è richiesto un maggiore sforzo e impegno nella carità. E per noi, che ci riteniamo credenti e praticanti? Riusciamo a produrre i frutti sperati da Dio? Ci domandiamo se applichiamo gli insegnamenti del Signore? Dobbiamo, in quanto mai possiamo ritenerci migliori di altri o superiori agli altri perché l’apostolo ci risponde oggi a conclusione della lettera: “chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”. Impegniamoci nel ricambiare la benevolenza e la misericordia di Dio; ricerchiamo il suo perdono per tutte quelle volte che abbiamo ignorato le sue attenzioni e il suo amore verso di noi.

Don Giuliano

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