
La liturgia di questa domenica pone già al suo inizio contrasti evidenti nei due Vangeli che vengono proclamati. I Vangeli sono entrambi di Luca, il primo mette in evidenza l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, forse rispecchia l’attesa umana più frequente: finalmente è giunto il nostro re, facciamo festa. Mentre il secondo Vangelo, la lettura della Passione, mette al centro non la festa, ma il dramma, il peccato umano più grave: avere fra noi il Figlio di Dio e invece di accoglierlo e gioire con Lui, lo si condanna a morte e lo si elimina. Purtroppo ancora oggi sono presenti tanti carnefici che infliggono la morte nei confronti di altri esseri umani e si vantano pure di scrivere la parola fine. Questo è davvero un brutto “spettacolo” come lo chiama il redattore, ma certi passaggi del Vangelo ci fanno capire che non è tutto finito rimane ben altro da vedere: c’è la promessa del paradiso a chi riconosce la propria colpa e l’innocenza del Cristo, c’è il vedere attraverso gli occhi di un pagano la morte di un giusto. Ascoltare la lettura del Passio ci coinvolge emotivamente, ma ciò non deve avere il sopravvento; seguire il Signore non è solo emozione, non si riduce al solo sentimento, è molto di più, è forza della vita, è speranza della vita di Dio in noi, una speranza, di cui parlerà San Paolo, definendola “speranza che non delude”. Nel brano della Passione vi sono tanti spunti da sottolineare, quello che mi interessa comunicare è che tutto ciò che il Signore ha subito per noi, si riflette su di noi, comporta delle conseguenze. Possibile non rilevare il grande debito d’amore che abbiamo nei suoi confronti? Questo ingresso nella settimana santa favorisca in tutti la possibilità del ritorno, della riconciliazione, della preghiera, del ringraziamento e della conversione a Dio, favorisca il nostro affidarci a Dio che solo può strapparci dalle morti temporanee e dal quella definitiva, ma già da oggi già da ora Dio, ogni volta invocato, ci sostiene e ci libera dai pesi delle croci, Lui che si è fatto servo di tutti. Soprattutto di tutti gli aspetti citati seguiamo l’invito di Gesù rivolto ai suoi discepoli: “pregate per non entrare in tentazione”. Abbiamo sempre bisogno dell’aiuto di Dio in quanto ogni volta coinvolti nella tentazione non desideriamo altro che salvare la pelle e difficilmente ci esprimiamo e ci comportiamo come Gesù, che pur provando dolore e angoscia riesce a dire in quella frase tutta la sua fedeltà al Padre: “non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Questa è l’affermazione del padre nostro, ma forse siamo talmente abituati che la recitiamo solo con le labbra, invece la dovremmo pronunciare con il cuore.
Don Giuliano
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