Commento al Vangelo di Don Giuliano : S. PASQUA

SANTA PASQUA

La morte di Gesù non lascia strascichi, è stata una morte onnicomprensiva di tutte le morti, ogni morte, per vecchiaia, per malattia, per incidente, per omicidio, per la guerra; tutte le morti sono incluse in quella morte. Nel caso dovessimo paragonare le morti umane con la morte di Gesù, la sua è una morte pigliatutto perché dona tutto. La morte del Figlio di Dio libera la speranza, quella speranza che umanamente la morte porta via, come si dice: finché c’è vita c’è speranza, e quando una persona muore siamo sopraffatti da una coltre di nebbia che si abbassa su di noi e ci toglie la vista, schiaccia il nostro fragile cuore e anche ci uccide. Questo grande scontro fra la vita e la morte ha avuto il suo vincitore: l’amore. Dopo la morte delle persone care siamo soliti vivere il ricordo, la memoria e l’affetto e ci accorgiamo che non sono sufficienti a lenire la difficoltà della loro assenza; se invece ci lasciamo coinvolgere dalla speranza cristiana essi continueranno a vivere in noi di un’amore purificato. Dopo la morte di Gesù e la sua sepoltura, nelle donne non era venuto meno l’affetto nei suoi riguardi; l’andare a lavare e profumare quel corpo confermava la gratitudine nei confronti di colui che le aveva conquistate con parole e opere che parlavano di perdono e di salvezza. Giunte al sepolcro e non trovando più il corpo di Gesù furono raggiunte da un messaggio sconvolgente: è risorto, come già aveva detto più di una volta. Occorre, come nel caso degli angeli che informarono le donne a capire ciò che era successo, farci anche noi accompagnatori gli uni degli altri per ricordarci le parole dette dal Signore. Le sue parole sono capaci di illuminare la notte della nostra esistenza quando naufraga nei dubbi e nell’ombra del peccato e della morte. A questo serve la comunità; le amicizie che nascono in essa sono legami luminosi e necessari per il nostro cammino. Durante il percorso quaresimale e ogni volta che viene proclamato il Vangelo di Gesù dobbiamo fare tesoro di quelle parole che dicono già tutto; sono le parole di cui abbiamo bisogno, non possiamo e non dobbiamo farle cadere nel nulla altrimenti nel nulla ci affonderemo. Dio non vuole perderci, ha mandato il suo Figlio per incontrarci, parlarci, abitare in noi e per farci rendere conto che abbiamo da percorrere tanta strada prima di giungere all’affermazione centrale nei confronti della resurrezione, dicendo “Credo”.  Oltre ad avere fede, il giorno di Pasqua richiede forza di gambe in quanto è tutto un correre al sepolcro. L’anno del giubileo porta il titolo “pellegrini di speranza” dove il camminare equivale a scoprire e incontrare il Signore risorto attraverso l’ascolto della sua parola per progredire nella fede come fu l’esperienza dei primi cristiani. Nel Vangelo del giorno di Pasqua, Pietro rimane sospeso in un grande stupore, chissà quante domande e quante poche risposte si sarà dato dentro di sé, ma la sospensione di Pietro è propedeutica alla ricerca, all’interesse di accertare tra indizi e prove particolari la resurrezione del Signore. Quindi da questo punto di vista non tiriamoci mai indietro di fronte a tutte le occasioni che ci aiutano a far crescere in noi la fede. Nella veglia la liturgia segue un itinerario battesimale che non vuole farci ricordare il nostro battesimo in quanto non eravamo coscienti, ma ce lo vuol far vivere, ed oggi conosciamo tanti significati di questo sacramento che è fondato sulla resurrezione che portiamo già dentro di noi. Siamo figli e figlie di Dio con una appartenenza che è stata acquistata con il sangue di Gesù, nati da un sacrificio dal prezzo inarrivabile, ma destinati ad essere segno e indizio della resurrezione attraverso il nostro comportamento, nell’essere, come ci ricordano le letture della veglia, creature di Dio prima di ogni altra condizione. Nel vangelo della mattina, i discepoli corrono per cogliere attraverso i segni la verità che Gesù aveva loro anticipato. Corriamo pure noi per vedere i segni: le persone in ricerca, coloro che si pongono in atteggiamento di ascolto, chi si comporta in modo evangelico. Chiediamo al Risorto, al Vivente di togliere via le pietre che ci chiudono nei sepolcri dei nostri egoismi. Buona Pasqua, buon incontro con il Risorto.

Don Giuliano

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