Commento al Vangelo di Don Giuliano: III DOMENICA DI PASQUA

III DOMENICA DI PASQUA

Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!».

Nella domenica nella quale ascoltiamo il famoso brano del cap. 21 del Vangelo di Giovanni (un capitolo aggiunto come seconda conclusione del Vangelo giovanneo), pare strano parlare di San Pietro, mentre il suo successore ancora non è stato eletto. Quando non abbiamo guide nella nostra vita siamo soliti arrangiarci e camminare da soli con il rischio di non realizzare niente. Fare a meno della guida di Gesù equivale a ripetere la pesca fallimentare dei discepoli e così lasciare la chiesa sguarnita del suo pastore terreno ci fa perdere l’orientamento. Anche nel brano del Vangelo odierno il riconoscimento del Signore avviene attraverso segni, intuizioni e indicazioni; la rivelazione del Signore si manifesta nell’ordinarietà della vita delle persone e risultano sempre utili gli aiuti che provengono dalla comunità cristiana e dalla Chiesa. Per tutti questi motivi è indispensabile la guida del successore di San Pietro, quindi di un nuovo Papa. Anche il caso dell’apparizione al lago di Tiberiade e della pesca abbondante, ottenuta nel mettere in pratica l’indicazione del Risorto, viene accompagnata dal consumare del cibo, come a Emmaus, come nel cenacolo nel giorno di Pasqua (riportato dall’evangelista Luca) e adesso sulla spiaggia; segni questi che alludono all’importanza della celebrazione eucaristica come incontro con il Risorto. L’incontro con Gesù eucarestia è l’incontro fra la grandezza dell’amore di Dio e il nostro amore che pur essendo grande non lo è quanto quello di Dio. Nel Vangelo Pietro risponde all’amore di Gesù con tutto l’amore che può nel dire “Signore tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”. Gesù sa davvero tutto e conosce che quell’amore di Pietro è veramente tutto per lui per cui la terza volta non gli chiede se lo ama, ma se gli vuole bene: il Signore pur sovrastandoci non ci schiaccia, ma si pone accanto a noi, giungendo alla bassezza della nostra scarna e povera affettività nei suoi confronti. Impegniamoci a coltivare in noi l’amore verso il Signore che sempre ci sostiene nelle difficoltà e nei momenti di smarrimento e ogni volta che dobbiamo subire qualcosa di pesante che ci fa soffrire nel nome di Gesù ricordiamo l’esempio dei discepoli che pur subendo la flagellazione erano lieti di aver aggiunto alle sofferenze di Gesù anche le loro (prima lettura) perché avvertivano la sua vicinanza e credevano alla resurrezione la quale dava loro forza, coraggio e speranza.

Don Giuliano

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