ASCENSIONE

Quanto ci costa alzare lo sguardo, non tanto per guardare il blu del cielo o per il passaggio delle nuvole o per distrarci, ma per apprendere dentro di noi che il Signore non ci ha lasciati soli, ma ci accompagna per mezzo dello Spirito, ci fa sentire inseriti nella sua vita, protesi verso il Regno di Dio? Gesù che ha oltrepassato il cielo ci precede in quel luogo “non preparato da mani d’uomo, ma da Dio” (seconda lettura) e al tempo stesso ci dona già il desiderio di essere raggiunti dalla sua gloria e dalla sua potenza per poter compiere fino in fondo la missione affidata a ciascuno di noi. La missione consiste per tutti nel portare frammenti di quel cielo laddove viviamo e trascorriamo il nostro tempo a contatto con altri e non è detto di scoprici da soli in questo impegno; talvolta incontriamo altre persone che provengono dalla nostra stessa formazione e sono loro stessi che ci aprono la mente e il cuore all’amore e alla presenza di Dio. Si tratta della bellezza dell’esperienza comunitaria, l’essere riuniti intorno all’Eucarestia, intorno all’ascolto della Parola. La conclusione del Vangelo di oggi ci dice che c’era gioia e unità nel tempio dove i discepoli dimoravano. Forse non sfruttiamo sufficientemente questa circostanza nelle relazioni con i nostri fratelli e le nostre sorelle per andare oltre i saluti formali, oltre a dire ciao, come stai, ma scambiandoci i propri pensieri, preoccupazioni e desideri e comunicando la propria storia di fede. La responsabilità acquisita con l’ascensione del Signore è tale da renderci protagonisti non della serie “fai da te”, ma nel maturare insieme il modo migliore per trasmettere non opinioni ma verità e contenuti del Vangelo e della nostra fede. Questa solennità ci prepara all’accoglienza dello Spirito necessario per riconoscere il proprio peccato, per chiedere perdono e per la nostra conversione. Questa è l’occasione per ringraziare Dio di tutte quelle volte che abbiamo constatata la sua misericordia, così da insegnarla e propagarla per mezzo di un’esperienza viva consumata nella nostra carne. Nella difficoltà di consegnare a tutti questa testimonianza viene in nostro soccorso lo Spirito, Lui ci aiuta ad essere efficaci in questo compito. Sorretti dalla benedizione del Signore quale suo ultimo gesto visibile e duraturo nel tempo, come i discepoli, senza la paura di non farcela e di essere in pochi, proseguiamo il nostro cammino di fede nella gioia, gioia perché perdonati, accompagnati, amati.
Don Giuliano
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