Commento al Vangelo di Don Giuliano: SANTI PIETRO E PAOLO

SANTI PIETRO E PAOLO

Con il pretesto di chiedere cosa pensava la gente riguardo alla sua identità, Gesù si rivolge ai suoi discepoli per sapere quanto nel periodo trascorso insieme a Lui essi hanno potuto conoscere di Lui. Si conoscono le persone attraverso la frequentazione altrimenti la conoscenza risulterà vaga, approssimativa, addirittura sbagliata. I discepoli, trascorrevano il loro tempo con Gesù, ascoltavano e vedevano ciò che Egli faceva, per cui qualcosa in più degli altri conoscevano, ma quanto? Colui che risponde alla domanda è Pietro, e non sbaglia a definire Gesù, “il Cristo, Figlio del Dio vivente”, ma come gli dice Gesù, Pietro ha ricevuto un aiuto dall’alto. Per conoscere Gesù non basta affidarsi alle informazioni storiche e culturali, occorre affidarci a Dio, stare vicini a Gesù attraverso il pensare a Lui, pregarlo, praticare i sacramenti; occorre coinvolgere la nostra vita con la sua ovvero fare esperienza cristiana. Per tutto ciò occorre tempo, buona volontà, accoglienza e sensibilità. Gesù, nel vangelo di oggi dichiara “beati” coloro che lo conoscono; noi potremmo dire “fortunati” in quanto conoscere Gesù è tanta roba per la vita dell’umanità di oggi e di sempre, soprattutto per la vita quotidiana che non sempre ci riserva felicità e successi, ma anche dolori e sconfitte. Non basta essere definiti fortunati o beati, occorre essere fedeli all’amicizia di Gesù perché i nostri errori, il nostro egoismo è sempre in agguato per portarci via questa bella condizione di beatitudine. Anche Pietro non è stato esente da questi errori, segni delle nostre fragilità, soprattutto quando ha commesso il peccato di non riconoscere Gesù come suo amico. Gesù lo raggiungerà con il suo perdono e con l’affidargli l’incarico di edificare la Chiesa. L’altro festeggiato oggi è Paolo, colui che è riconosciuto l’apostolo delle genti. Le sue caratteristiche sono diverse da Pietro come lo siamo tutti fra noi; in questo sta la bellezza della Chiesa, della comunità cristiana nell’unire le nostre diversità. Ognuno ha la sua storia, le sue origini, ma poi in Gesù tutti ci accogliamo, tutti ci perdoniamo, tutti ci amiamo: questa è la grande beatitudine indicata nel vangelo. Pure noi, come Pietro e Paolo, incrociando la nostra vita con Gesù, impegniamoci a non lasciarlo più, a non tradirlo, ma ringraziarlo. Pietro e Paolo sono detti apostoli ossia annunciatori del Vangelo; ogni apostolo infatti si impegna nel comunicare a tutti chi è Gesù secondo la propria esperienza e conoscenza. Se pensiamo alla nostra storia, ognuno sa da chi ha ricevuto le prime informazioni sul Signore e sicuramente ha anche ricevuto esempi, se penso a me ho ricevuto molto in famiglia poi sono intervenuti i catechisti, i sacerdoti e le storie di vita di tanti santi. Siamo tutti discepoli e anche apostoli, sempre; chiediamo a Gesù di aumentare la nostra fede e di non perderla mai per nessun motivo al mondo, ma di conservarla, come scrive Paolo (seconda lettura), fino alla fine dei nostri giorni.

Don Giuliano

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