XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Ciò che conta, ci ricorda oggi san Paolo, è essere nuove creature; lo siamo divenuti, attraverso il battesimo, il sacramento che ci lega a Dio, sacramento di comunione ma anche di missione. È questa l’attività della quale ci parla il Vangelo di oggi. La missione è comprensiva di una certa radicalità, la stessa che occorre instaurare con Cristo per esprimerne verso di Lui la nostra fiducia. Il ragionamento riguardante l’ospitalità e la povertà dell’equipaggiamento del missionario vogliono sottolineare la testimonianza della serietà e validità dell’annuncio. L’eccessiva gioia dei discepoli al loro ritorno viene smorzata dalle parole di Gesù che richiamano a non sostare sulla spettacolarità della vittoria del bene sul male e sui miracoli realizzati, ma sul fatto di avvertire nei loro cuori la salvezza; in questo consiste la vera gioia. Conseguenza di questo brano evangelico è quello di riattivare il proprio impegno missionario e la pratica del servizio all’interno della Chiesa. La missione è universale e ampia, può comportare anche insuccessi; nonostante ciò il Signore continua a chiamare “operai”, lo fa attraverso le persone che già navigano nella chiesa da tempo e vista la loro vita dedicata a questo prezioso servizio per il bene di tutti. Non lasciamo cadere gli appelli del Signore, ma mettiamoci nelle sue mani a servizio della sua volontà. Da dodici si passa ai settantadue discepoli e missionari per dire che nella chiesa occorre questa propagazione del messaggio cristiano come fa una lunga onda che raggiunge la spiaggia delle persone a noi vicine. Non si tratta di proselitismo, ma di una contaminazione positiva dell’annuncio cristiano in virtù del battesimo ricevuto. Se l’ambiente della missione è abitato da lupi occorre armarsi non di accessori materiali che apparentemente possono conferirci sicurezza, ma di coraggio e forza che provengono dalla comunione con Dio e dalla sua grazia. Non possiamo permetterci di perdere tempo perché là fuori in molti hanno bisogno di essere guariti e salvati, sia coloro che di ciò sono consapevoli e sia coloro che ancora non hanno compreso la verità su loro stessi e sul senso delle cose e del mondo. Infine la gioia del ritorno deve anche essere la gioia della partenza in quanto essa consiste nel fare e nell’essere con Cristo.
Don Giuliano
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