Commento al Vangelo di Don Giuliano:XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

L’inizio del brano odierno è occasione per chiederci se ci interessa la vita eterna, cosa desideriamo e se ci interroghiamo riguardo all’oltre l’orizzonte umano della vita terrena. Cosa dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci per ottenerla? Risponde la legge, rispondono i comandamenti: occorre amare Dio e il prossimo. Ma la domanda si fa ancora più precisa: chi è il prossimo? Sono quelli che decidiamo che siano, sono quelli per i quali decidiamo di essere prossimi. Gesù risponde con una parabola in cui gli eventi in essa narrati aiutano il dottore della legge e anche noi a comprendere che non dobbiamo mai ignorare gli altri. Il sacerdote e il levita scelgono di non intervenire nei confronti di un malcapitato incappato nei briganti, non si rendono vicini, ma lontani; è nella realtà contingente che si gioca l’accessibilità alla vita eterna. Se vogliamo ignorare qualcuno siamo liberi di farlo, ma andiamo a contraddire valori e verità profonde che sono dentro il nostro cuore (prima lettura). L’ignorare è causato da pigrizia, da disinteresse, da egoismo. La categoria verso la quale Gesù punta il dito è quella religiosa del tempo che si vantava di amare Dio che non vedeva, ma non amava l’uomo e il povero che vedeva. Non basta conoscere la legge, occorre la pratica, occorre quell’accoglienza che inizia dall’ascolto profondo della Parola. Non bastano i buoni sentimenti se essi non sono sufficienti a spingerci a fare opere di misericordia; occorre essere umani ancor prima di essere credenti. Impegniamoci a riconoscere il Signore, nostro prossimo, a ricambiare il bene e l’aiuto che Lui, chinandosi, ci ha donato; a nostra volta fermiamoci di fronte alle povertà per soccorrerle e aiutarle per non dimenticare chi si è fatto prossimo prima di noi. Nella parabola ci sono simboli molto forti che ci insegnano l’atteggiamento della compassione. L’itinerario che da Gerusalemme porta a Gerico rappresenta il percorrere strade pericolose che non solo rischiano di uccidere il nostro corpo, la nostra vita compreso il nostro spirito. Nella nostra vita capita di incontrare persone (anche noi non siamo esenti) che sono state derubate di capacità spirituali e vivono nella desolazione, lontane dallo Spirito. L’azione del samaritano è l’azione di Gesù che inizia a guarire le ferite dell’animo umano attraverso i sacramenti simboleggiati dall’olio e dal vino. Importante, bello e significativo è il ruolo dell’albergatore che rappresenta la comunità cristiana chiamata a continuare l’opera risanatrice di Gesù, accogliendo coloro che le vengono portati e monitorando la loro degenza fino alla guarigione. Nella frase “va’ e anche tu fa’ così” c’è l’indicazione precisa e preziosa per ognuno di noi chiamati come Gesù a vedere, provare compassione, chinarsi, toccare, trasportare e prendersi cura dei fratelli e delle sorelle per l’oggi e per il domani. Può sembrare sproporzionato tutto l’impegno del samaritano, ma l’impegno di Dio è così nei confronti di ciascuno di noi: sproporzionato. Dio agisce in questi modi per orientarci verso il suo esempio e atteggiamento, per affermare la misura di quel grande comandamento che ci invita ad amare come Lui. Sii anche tu buono come Lui.

Don Giuliano

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