XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Anche l’importanza segue un ordine. Quando trattiamo diversi argomenti che si incrociano fra loro salta sempre fuori l’aggettivo “importante”, ma ci dovranno pure essere differenze fra tante cose importanti o molto importanti o più importanti. La prima lettura tratta l’ospitalità di Abramo resa a tre viandanti; nel brano sono presenti gesti che qualificano l’ospitalità come azione sacra, espressione vera ed autentica di incontro con l’altro. Ospitare è offrire la propria casa, offrire cibo e qualificare l’ospite come un proprio familiare: ospitare è importante. Il Vangelo di oggi ci svela che più importante, anzi “migliore”, è ascoltare la Parola di Dio rispetto ad una azione bella e nobile come quella di preparare un pranzo o una cena per un ospite. La Parola pronunciata dal Signore e proclamata dalla Chiesa nella liturgia, nella preghiera, assume una caratteristica prioritaria rispetto al resto, fra tante cose che facciamo, anch’esse positive e buone. Le troppe cose e la troppa confusione che viviamo all’esterno della nostra società sono lo specchio della confusione che affolla la nostra dimensione interiore, per cui non è facile districarsi e individuare l’ordine di importanza. Dalla Parola di Dio apprendiamo le indicazioni per valutare i due diversi comportamenti di Marta e Maria. I nostri giudizi, come sempre limitati, non devono condurci a criticare o mortificare Marta che si era impegnata ad accogliere Gesù, ma a constatare che la sua accoglienza si limitava alla propria casa, mentre Maria era in ascolto per accoglierlo dentro di sé. Gesù rimprovera a Marta il suo stato di agitazione; è questa che noi dobbiamo temere dato che spesso noi siamo soliti fare tante, troppe cose che ci tengono concentrati e allo stesso tempo lontani dall’ascolto che occorrerebbe, lontani da quella contemplazione che riempie e soddisfa molto di più. Oltretutto l’atteggiamento risentito di Marta genera una dicotomia fra l’azione e la contemplazione: l’ascolto non divide i due modi, ma li unisce. Nella nostra vita di discepoli ovvero di coloro che non possono non prescindere dall’ascolto delle parole del maestro, se omettiamo l’ascolto e il depositare la Parola nel nostro cuore non riconosceremo il fatto che abbiamo bisogno di Dio, di Gesù: non possiamo fare a meno dell’azione del suo Spirito. Le opere che siamo chiamati a realizzare non sono per Dio, ma di Dio o, meglio, con Dio e per farle dobbiamo frequentarlo. Non dimentichiamoci che Gesù è un ospite speciale che nell’essere ospitato è capace di donarci molto più di quello che abbiamo da offrirgli. Facciamo in modo che il Signore venga sempre accolto nella nostra vita e che rimanga a lungo con noi per renderci liberi e appagati dal suo amore.
Don Giuliano
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